Questo il trend degli ultimi 7 anni, incidono pandemia, inflazione e dazi
La bottiglia è vuota. Tra il 2019 ed il 2025, il mercato mondiale del vino ha perso circa il 16% dei consumi, attestandosi a 2,2 miliardi di casse da 9 litri lo scorso anno.
Il dato tendenziale emerge da un’analisi sullo scenario globale a cura dell’Osservatorio del vino di Unione italiana vini, presentato presso la Camera di Commercio di Verona, e dal titolo “L’economia del vino a Verona: strategie per sostenere la filiera e governare il cambiamento”.

Fattori incidenti
Incidono, secondo lo studio, diversi fattori congiunturali come pandemia, inflazione e dazi statunitensi, ma soprattutto cambiamenti strutturali: nuovi stili di vita, maggiore attenzione alla moderazione, concorrenza di altre bevande e difficoltà nel ricambio generazionale dei consumatori.
Il dato di fatto è un confine, quanti etnografico; il vino continua a essere un prodotto occidentale per palati occidentali, con l’86% dei consumi concentrato tra Europa e Nord America e risente quindi delle criticità economiche, demografiche e sociali che interessano questi mercati. Non solo, a Oriente, la crescita della domanda ha mancato le promesse annunciate, soprattutto sul mercato cinese, e a ciò si somma l’involuzione delle piazze più mature, come quelle giapponese e sud-coreana. Sul piano geografico, gli unici aumenti dei consumi che si registrano sono localizzati in Sud America e nell’Europa centro-orientale, ma i volumi sono ancora troppo contenuti per compensare le perdite dei principali mercati mondiali.
Lo scenario futuro del vino
In uno scenario complessivo, secondo l’Unione Italiana Vini, ci sono comunque alcuni segnali incoraggianti. Le previsioni indicano un rallentamento della fase di contrazione, con consumi attesi in calo di un ulteriore 3% tra il 2025 e il 2029.

Circa l’80% dei volumi continuerà a concentrarsi nella fascia popular, destinata però a perdere mediamente il 2% l’anno, mentre i segmenti super premium e ultra-premium sono attesi in crescita di circa l’1% annuo, confermando una progressiva polarizzazione della domanda verso vini a maggiore valore aggiunto.