Non solo Parigi e Copenaghen. Tante città europee vogliono rendere balneabili i propri fiumi con la rete Swimmable cities
Pensiamo agli assiro babilonesi. O agli egizi. O più semplicemente all’impero romano. Le civiltà sono nate lungo i fiumi, sui quali si sono poi sviluppate le grandi città. Con l’età moderna i corsi d’acqua sono stati inquinati ma hanno vissuto una golden age negli anni ’50 e ’60 prima di cedere. Ma oggi nuotare nei fiumi cittadini potrebbe tornare ad essere una consuetudine.

La rete internazionale
Si è costituita una rete sempre più ampia di città europee che, attraverso investimenti, progettazione e partecipazione, sta provando a trasformare i corsi in spazi pubblici balneabili. E in Italia anche Roma, ispirata al modello parigino, vuole unirsi a questo cambiamento, per fare di nuovo del Tevere un luogo dove, un giorno, sarà possibile tuffarsi. Esattamente come lo era fino a mezzo secolo fa, come Pasolini ci ricorda o come abbiamo visto in numerosi film del neorealismo.
Il vertice mondiale di Rotterdam sulle Swimmable Cities, tenutosi a fine giugno, ha riunito oltre 200 delegati da 20 Paesi. L’obiettivo comune è ripensare il rapporto tra cittadini e fiumi, promuovendo il diritto all’accesso sicuro e gratuito all’acqua urbana.
Da Parigi a Copenaghen, i modelli di riferimento
Il modello parigino ha fatto scuola: per le Olimpiadi 2024, la ville lumiere ha costruito bacini di raccolta e nuovi sistemi di filtraggio, aprendo alla balneazione in pieno centro.
A Copenaghen, dove da anni si monitora la qualità dell’acqua in tempo reale, nuotare nei porti è oggi un’attività quotidiana, grazie a piscine galleggianti, saune urbane e app dedicate. Anche Berlino, con il progetto Flussbad sulla Sprea, e città svizzere come Zurigo e Basilea, hanno reso i propri fiumi parte integrante dello spazio pubblico urbano. Il summit di Rotterdam ha mostrato ciò che è possibile: trampolini, pontili galleggianti e cittadini che nuotano nel cuore della città. “Non si tratta solo di nuoto – le parole del vicesindaco Pascal Lansink-Bastemeijer – ma di ricostruire un rapporto culturale e sostenibile con l’acqua”.
Il movimento per le “città balneabili” è destinato a crescere. Il network Swimmable Cities punta a creare standard condivisi di balneabilità, considerando non solo la qualità dell’acqua, ma anche l’accessibilità, la biodiversità e il valore sociale dei corsi d’acqua. L’accesso all’acqua è anche un diritto civico e culturale.
Roma, pensiero al Giubileo del 2033
Roma al momento guarda da lontano queste esperienze, ma inizia a interrogarsi su come colmare il divario. Anche il Tevere potrebbe un giorno diventare un luogo di incontro e benessere, come già accade altrove.

Il Campidoglio ha avviato i primi passi per esplorare la possibilità di rendere il fiume balneabile, prendendo proprio Parigi come modello. Il primo cittadino ha incaricato l’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi di istituire un tavolo tecnico con Arpa Lazio, la Regione, il ministero dell’Ambiente, l’Autorità di bacino e la Città Metropolitana per impostare un percorso scientifico e operativo. Al momento non esiste un progetto esecutivo né un piano finanziato, ma secondo le stime l’occasione per dare avvio agli interventi potrebbe arrivare nel 2033, in concomitanza con il Giubileo Straordinario. Il primo passo sarà il risanamento degli scarichi fognari e industriali, in particolare lungo l’Aniene, affluente del Tevere. L’obiettivo è ridurre la contaminazione batterica e migliorare la qualità delle acque. Tuttavia, i costi saranno elevati. Parigi, per esempio, ha stanziato circa 1,4 miliardi di euro per il recupero della Senna, che non è ancora completato.