Dalla preistoria alla tavola. Potrebbe essere questo il refrain più adatto a pubblicizzare il prodotto più in voga del momento, almeno sulle tavole chic. Esiste da circa due milioni e mezzo di anni ed è il responsabile della nascita della vita dal mare, ed ora è finito in cucina.
Oggi è la base della catena alimentare dei mari e il produttore del 50% dell’ossigeno sulla Terra, stiamo parlando del plancton. Prodotto per la prima volta nella tenuta Veta la Palma, nel cuore del Parco Naturale di Doñana in Andalusia per scopi medici (1 grammo è il fabbisogno giornalierio per psoriasi e dermatiti e si stanno studiando le applicazioni sulla prevenzione dei tumori), è stato scoperto e portato in Italia. Per ogni grammo di prodotto si parte da 10.000 litri di acqua marina e occorrono circa 4 mesi di lavorazione. Non esattamente eco friendly, dunque.
Il placton prescelto è stato selezionato da oltre 200.000 specie che si trovano in natura, con un lunghissimo processo di ricerca. Un’azienda del milanese sta avviando la produzione “industriale” per scopi alimentari. Di certo, il prodotto costerà caro.
Ma vale davvero la pena utilizzare questo nuovo ingrediente in cucina o è l’ennesima trovata commerciale? Se si considera che il plancton marino è ricco di minerali essenziali come ferro, calcio, fosforo, iodio, magnesio, potassio, acidi grassi omega 3 e 6, vitamina C ed E, che è garantito dall’Efsa, la risposta sembrerebbe positiva. Il costo medio? Qui sono dolori. Circa 3 euro al grammo.
Ma chi lo usa? A Milano Carlo Cracco ha creato un risotto con plancton marino e una cialda di cioccolato bianco; a Senigallia Mauro Uliassi lo ha inserito nel menu annuale, il Lab 2016 nell’antipasto “benvenuti al mare”; a Licata Pino Cuttaia lo sta studiando per inserirlo. Vedremo presto il plancton anche in vendita nella grande distribuzione, in bella vista sugli scaffali delle avanguardiste milanesi fino ad approdare nella dispensa di tutti noi?