Anche nel 2016 questo straordinario ingrediente, soprannominato “oro verde”, non mancherà sulle tavole degli italiani.

Lo scriveva il prestigioso settimanale tedesco Der Spiegel: “Il cibo italiano senza un giusto condimento d’olio perderebbe metà del suo fascino. E anche nel 2016 questo straordinario ingrediente, soprannominato “oro verde”, non mancherà sulle tavole degli italiani.

Lo confermano i risultati di due ricerche sui consumi agroalimentari e sugli stili di vita degli italiani, realizzati dagli istituti di ricerca Nielsen e GFK Eurisko, su commissione di ASSITOL, L’Associazione Italiana dell’Industria Olearia e presentate a Roma, nel corso della Tavola Rotonda “Olio d’oliva tra consumi e salute”.

Nel mercato di largo consumo, l’olio d’oliva ha conquistato stabilmente il quinto posto per giro d’affari all’interno del food confezionato. Nel 2016 il fatturato sviluppato dai prodotti che hanno l’olio come ingrediente è aumentato dello 0,4%, vale a dire circa 8,9 miliardi euro, mentre quelli che impiegano extravergine sono cresciuti dell’8,6% (238 milioni di euro). Nonostante la crisi degli ultimi cinque anni, Nielsen ha calcolato una timida ripresa dei consumi alimentari per il 2016 pari a +0,6%. Per il 2017 invece Nielsen indica una crescita del settore pari all’1%.

Dicembre, considerato da sempre un mese importante per l’olio d’oliva, rappresenta il 10% dei volumi totali acquistati durante l’anno, con punte che sfiorano l’11,7% prevalentemente nel Centro-Italia a partire dalla Regione Lazio. Si prevede una conferma del trend delle vendite mensili di olio di oliva in linea con la media storica.

Dalla fotografia GFK, emerge un concetto di sana e corretta alimentazione diverso da paese e paese, tuttavia, soltanto in Italia (76%) vi è una così alta attenzione verso ciò che si mangia e come lo si prepara. Infatti l’interesse per la cura e preparazione di pasti salutari è calata drasticamente: se per gli italiani il mangiar bene e quindi essere in salute è interpretato come un dovere, la preoccupazione per un’alimentazione sana in Europa è sempre più in calo: in Spagna e Francia è sentita solo nel 22% dei casi, in Germania addirittura si arriva al 16%.

In Italia, al contrario, nell’ultimo ventennio (1995-2015), si è assistito a una rivoluzione del concetto di cibo, che si sintetizza nella definizione “buono da pensare” e di conseguenza “buono da mangiare”: oltre a essere buono e salutare, deve rispondere anche ad altri requisiti come leggerezza, gusto e convivialità.