Di fiere, congressi, eventi, sul vino è piena l’Italia e pure l’Europa. In questo panorama ricco e affollato “Vino a Memoria” vuole proporre agli operatori del mondo del vino, a chi per professione lo comunica e a tutti gli appassionati, un momento di discussione e confronto su un tema differente: pensare un nuovo modo di raccontare al grande pubblico il vino e la sua cultura.

È questo, infatti, l’obiettivo di “Sulla Terra”, associazione appena creata da gruppo di giornalisti e comunicatori che affrontano ogni giorno questo tema su diverse tipologie di media off e on line e organizzatrice della tre giorni bolognese, in programma questo fine settimana a Palazzo Gnudi, (24 al 26 ottobre).

Lo spiega il giornalista enogastronomico Giorgio Melandri (Gambero Rosso, Enologica), tra i promotori con Alessandro Bocchetti, degustatore-giornalista (Gambero Rosso Editore), Francesca Arcuri fondatrice e caporedattrice del magazine on line FrizziFrizzi, Luca Gardini, sommelier e comunicatore (Gazza Golosa, Sky); Adua Villa, giornalista radio televisiva (La Prova del Cuoco, Magazine Le Frecce) e Marco Tonelli, degustatore-giornalista (Spirito di Vino, L’Espresso), di “Sulla Terra”.

“Oggi abbiamo a disposizione un patrimonio enorme d’informazioni dati ed esperienze sul vino. È il frutto di 30 anni di grande lavoro, ma c’è il rischio che la nostra narrazione diventi troppo ‘tecnica’ sia nel racconto dei territori sia nelle degustazioni, strumenti essenziali del nostro lavoro ma che devono essere elaborati senza tecnicismi, con un linguaggio che può parlare a tutti, anche di cose apparentemente difficili o solo da esperti. Un racconto che diventi bagaglio culturale comune, accessibile e fruibile a tutti”.

Il paragone possibile è con la rete e il tema ”big data”. Il web contiene miliardi d’informazioni interessanti e soprattutto utili, il problema è renderle accessibili e fruibili da parte delle persone. Secondo “Sulla Terra” è questa la scommessa con cui oggi devono confrontarsi tutti i protagonisti del mondo del vino e a cui ognuno di loro può offrire il suo contributo di riflessioni e proposte: piccoli e grandi produttori, firme del giornalismo o semplici appassionati.

Per questo, “Vino a Memoria” si pone quale possibile piattaforma narrativa di questo mondo, delle sue storie, dei suoi personaggi, di luoghi e culture cui nasce. Lo fa grazie a 13 percorsi/degustazioni, in programma da sabato 24 a lunedì 26.Appuntamenti condotti da 16 tra esperti, critici giornalisti e sommelier.

Occasione per approfondire, nella giornata di sabato, argomenti come il mosaico di terroir di Montalcino con Luca Gardini, i bianchi macerati condotta da Lorenzo Rondinelli, sommelier freelance per 6 anni da Trussardi alla Scala a Milano, una verticale di Fiorano Ludovisi presentata da Giorgio Melandri eAdua Villa, come il sud, in particolare la Puglia sta rivoluzionando il vino italiano con il sommelier AIES Edoardo Duccio Armenio e un confronto tra le diverse identità dello Champagne, guidato da Marco Tonelli.

La domenica spazio, invece, per la nouvelle vague abruzzese e i suoi Trebbiano fermentati Alessandro Bocchetti, il viaggio della Granoche tra Sardegna, Rodano, Mediterraneo, Antonio Boco e Giuseppe Carrus, giornalisti-degustatori (Gambero Rosso), una verticale di Barolo Vigna Rionda Massolino, Filippo Apollinari (Enocode) e l’Aglianico e i suoi territori, presentata da Michele Palermo, organizzatore di seminari, degustatore ed esperto di vino del sud Italia e la geografia del Rossese di Dolceacqua con Paolo Trimani, (Enoteca Trimani) e Marco Broggi.

Lunedì, giornata di chiusura della manifestazione, affidata al caso Vin Santo di Vigoleno, un grande sconosciuto tra i vini italiani, presentato da Federico Aldrovandi (sommelier AIES), a una “lezione” sul Nebbiolo con selezione di grandi annate del giornalista-degustatore Gianni Fabrizio (Gambero Rosso) e il Verdicchio a confronto con passare del tempo e invecchiamento: protagonisti Pier Poalo Rastelli (Gambero Rosso) e Matteo Farini (Gambero Rosso).

A completare il programma, dopo una cena anteprima (venerdì 23 ottobre) al San Domenico di Imola per festeggiare i 45 anni d’attività del ristorante, accompagnata dalla degustazione, condotta da Yann Grappe, storico ed esperto di vino (Università di Scienze Gastronomiche Slow Food) di alcune storiche bottiglie della cantina di uno dei grandi locali della ristorazione italiana.