Cresciute del 50% le ricerche di destinazioni tranquille e silenziose

La diffusione della tendenza viene confermata da esperti del settore: dopo l’affermazione del turismo esperienziale, si sta diffondendo sempre di più questa tipologia di vacanza. Il trend delle vacanze 2025 è, sorpresa, la ricerca della tranquillità e del silenzio. Forse una repulsione contro questo mondo sempre più iperconnesso e cafonal.

Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore” recita, sapiente, l’aforisma attribuito a  Chaplin, che riassume le dinamiche vacanziere degli ultimi decenni, caratterizzati dalla costante ricerca della movida.

Vacanze sempre più detox

Vacanze diverse dal solito

Ma il trend sta cambiando. L’estate 2025 sarà, infatti, una stagione caratterizzata da una tendenza emergente nel settore turismo: la “quiet‑cation“, neologismo nato dalla fusione di quiet (silenzio) e vacation (vacanza), che descrive un approccio sempre più marcatamente attratto da pause rigeneranti e lontane dal rumore, dalla folla e dalla frenesia del turismo di massa. In un mondo che va sempre più veloce – tra notifiche, traffico, social media e rumori urbani – cresce il bisogno di vacanze riposanti e silenziose. Il concetto si riferisce a soggiorni pensati per offrire un ambiente silenzioso e rilassante, rispondendo al desiderio di fuggire dal rumore e dallo stress della vita urbana. Queste esperienze mirano a soddisfare il bisogno di benessere psicofisico, favorendo il recupero della concentrazione e della calma interiore. Inoltre, si adattano all’esigenza di uno spazio multisensoriale che stimoli una percezione profonda e rigenerante, contrastando la frenesia e l’iperstimolazione quotidiana.

Il trend

Il sito Inside Hook riporta che nell’ultimo anno c’è stato un aumento del 50% di ricerche legate a mete tranquille per l’estate, segno evidente di un profondo cambiamento culturale nelle scelte di viaggio. Il portale descrive questo trend come una vera rivoluzione: paesaggi rurali, sentieri poco battuti, luoghi immersi nella natura o location lontane dalle masse turistiche. Le quiet-cation non sono solo una moda passeggera, ma una tendenza che si è evoluta nel corso degli anni fino ad assumere questa forma.

Si tratta di un cambio di paradigma nelle abitudini che può favorire un turismo più sostenibile e che può influenzare anche sistema immobiliare.

Turismo detox

Considerazioni aggiuntive arrivano da Fabio Forlani, Professore di Marketing e Management del Turismo dell’Università di Perugia: “A prima vista, si possono individuare elementi riconducibili al turismo detox e, più in generale, al turismo del benessere, con un’accezione più eudemonica che edonistica. Il desiderio di staccare la spina o di fare una pausa dalla routine è sempre stato una delle dinamiche fondamentali che generano turismo. Tuttavia, in questo momento storico, si traduce, in particolare per le persone con attività professionali qualificate e una vita sociale intensa (spesso ad alto reddito), nella ricerca di pace e silenzio, di destinazioni lontane dal caos cittadino e immerse nella natura. Una vacanza capace di rigenerare mente e corpo, da soli o con persone care, lontani dalle distrazioni tecnologiche e dal ritmo frenetico della vita moderna”.

Studi di settore confermano infatti che l’esperienza di silenzio aiuta a ridurre la pressione sanguigna e migliorare concentrazione e benessere mentale. La piattaforma specializzata Weather.com, con l’espressione “quiet‑cation”, definisce questi viaggi come “la ricerca dei luoghi più silenziosi”, aggiungendo che anche pochi momenti di silenzio accelerano la rigenerazione mentale, abbassano lo stress e migliorano il focus. Si sceglie una meta tranquilla una quiet‑cation per ritrovare equilibrio, disintossicarsi dal digitale e dedicarsi a sé stessi: meditazione, camminate silenziose e assenza di inquinamento acustico.

Luoghi poco affollati sono sempre più in voga

Le quiet‑cation non rappresentano quindi solo una moda passeggera, ma un cambiamento strutturale nel modo di vivere il tempo libero. Per l’Italia si tratta di un’opportunità importante per valorizzare territori meno conosciuti, favorire forme di turismo sostenibile e distribuire il flusso di visitatori al di fuori dei soliti circuiti. “La letteratura turistica inserisce questa dinamica, che vede la pratica del viaggiare o, più in generale, il soggiorno lontano da casa come strumento per recuperare il “benessere profondo”, nella più ampia categoria del turismo trasformativo. Dopo l’affermazione di quello esperienziale che ha caratterizzato i primi anni duemila, si sta assistendo a una crescita d’interesse per la dimensione trasformativa del viaggio, una tendenza che non sembra essere una moda temporanea, ma una dinamica di lungo periodo. In questa prospettiva, mi aspetto che sentiremo parlare sempre di più di questo fenomeno”, conclude il Professore.