I produttori agricoli, custodi del territorio, vanno coinvolti nel processo decisionale

Non possiamo costruire il futuro energetico del Paese ignorando la voce dei territori e scaricando il peso della transizione sempre sugli stessi soggetti. È giunta l’ora che l’Italia approvi finalmente le aree idonee e garantisca una distribuzione equa e ragionata degli impianti, soprattutto eolici. Il nuovo rapporto Irena sulla crescita mondiale delle energie rinnovabili ce lo illustra in maniera inequivocabile.

Il dato globale è incoraggiante ma in Italia rischiamo di trasformare una grande opportunità in un nuovo fronte di conflitto. La Sardegna, in particolare, è stata funestata da un carico di impianti eolici, spesso piazzati senza alcuna visione strategica e con un impatto pesante sui paesaggi naturali e marini, che rappresentano una risorsa identitaria ed economica fondamentale per l’isola.

Questo atteggiamento dirigista spiega il crescente risentimento che si sta generando tra le comunità locali e sottolinea l’urgenza di una pianificazione nazionale chiara, equilibrata e rispettosa delle specificità territoriali. Non possiamo permetterci che la transizione energetica diventi una nuova forma di disuguaglianza territoriale. È fondamentale che le Regioni non siano lasciate sole e che lo Stato intervenga con criteri chiari e condivisi. Le aree idonee vanno definite al più presto, tenendo conto sia del potenziale energetico che del valore ambientale, agricolo e paesaggistico dei luoghi.

Il mondo agricolo è pronto a contribuire attivamente alla transizione, ma chiede regole certe e una governance realmente partecipata. Gli agricoltori italiani non sono contrari alle rinnovabili, anzi. Ma chiedono di non essere messi all’angolo e di poter essere protagonisti di una transizione che sia giusta, sostenibile e non imposta dall’alto. Serve una regia pubblica forte e una vera sinergia tra produzione agricola, tutela del territorio e generazione di energia pulita.

Ricordiamoci sempre la finalità che guida tutto il processo. La transizione ecologica deve unire, non dividere. E per farlo deve partire dal rispetto per i territori e da una corretta pianificazione. Solo così potremo garantire sicurezza energetica, coesione sociale e sostenibilità reale.