Nel 2013, dei 14,3 milioni di pensionati Inps (cifra al netto dei beneficiari di pensioni assistenziali), 5 milioni hanno percepito una rendita media di 702 euro lordi mensili ed altri 1,2 milioni di soli 294 euro. Lo ha riferito il Commissario straordinario dell’Inps, Vittorio Conti, presentando la relazione annuale dell’istituto alla Camera.

Le ultime evidenze – ha spiegato Conti- “non sono soltanto il portato della crisi che stiamo attraversando, ma anche un’eredità del passato. Si tratta infatti di pensioni prevalentemente originate dal vecchio sistema retributivo, il cui esiguo importo è riconducibile in larga misura a carriere lavorative complessivamente troppo brevi e discontinue”. “La crisi e le sue mutazioni nel tempo – spiega Conti – stanno approfondendo ed esasperando problematiche sociali latenti con l’aggiunta di nuovi soggetti deboli: milioni di disoccupati e inoccupati giovani e meno giovani, famiglie prive di reddito stabile a rischio povertà ed esclusione sociale”.

Basti considerare che la media annua complessiva dei beneficiari di ammortizzatori sociali nel 2013 è stata di 923.419 unità. In particolare, 186.773 per la mobilità, 275.978 per la disoccupazione ordinaria, 365.554 per l’ASpI, 92.340 per la Mini ASpI e 2.774 per la disoccupazione ordinaria ai lavoratori sospesi. Nel 2013 si è registrata una contrazione di 491mila posizioni lavorative rispetto all’anno precedente, con una variazione percentuale pari al -2,5%.

Il rapporto annuale dell’Inps sottolinea che i lavoratori dipendenti dalle imprese, che costituiscono una parte fondamentale nel sistema produttivo del Paese, hanno avuto nel 2013 un decremento medio annuo di circa 358 mila posizioni lavorative rispetto al 2012 (-2,7%). In agricoltura si osserva, invece, un aumento degli operai agricoli a tempo determinato e a tempo indeterminato, che nel 2013 crescono in media di circa 3 mila posizioni lavorative (+0,5%).

Migliora l’attività di vigilanza contro il lavoro nero. Gli accertamenti effettuati sono stati 71.821 e i lavoratori in nero e irregolari scoperti 86.499, il 24,7% in più rispetto al 2012, per un’evasione complessiva accertata di 1,2 miliardi di euro (+12,8% rispetto al 2012). Sotto il mirino degli ispettori pero non solo i contributi lavorativi o la posizione assicurativa dei lavoratori. Con l’operazione “Giasone” partita nel marzo scorso, infatti, sono state individuate quelle aziende che, a partire da giugno 2008, pur avendo beneficiato della CIG a pagamento diretto, non hanno ottemperato all’obbligo di versamento del contributo addizionale dovuto. L’importo accertato a tutto il 2013 è stato pari a 51,6 milioni di euro.

Per quel che riguarda il Recupero crediti si sono incassati 5,2 miliardi di euro, con una sostanziale stabilità degli incassi diretti (+0,5%) rispetto al 2012 ed un decremento degli incassi tramite gli Agenti della Riscossione (-6,5%). Quanto all’assetto dell’istituto il commissario straordinario dell’Inps Vittorio Conti, ha sottolinea quanto sia urgente “completare l’iter di ridefinizione della governance del’Inps coinvolgendo le Istituzioni e le parti sociali”.

Per Conti “è cruciale che i policy maker procedano ad una rigorosa definizione dei 10 compiti e delle responsabilità degli organi a cui sono affidate la formazione degli obiettivi strategici, le analisi di fattibilità, l’articolazione delle priorità gestionali ed il monitoraggio dei risultati strategici e gestionali”. “La trasparenza lungo questa filiera rende praticabile un approccio per priorità – ha precisato – ed il conseguente abbandono di logiche puramente emergenziali, non sempre coerenti con una efficace assegnazione delle risorse”.

Rispetto alla situazione finanziaria resta in rosso il bilancio dell’Inps nel 2013, ma non è a rischio la tenuta del sistema previdenziale. Il flusso finanziario complessivo annuo nel 2013, si legge nella relazione presentata in Parlamento, è risultato pari a 803,5 miliardi di euro (somma tra entrate pari a 396,8 miliardi e uscite pari a 406,7 miliardi), valore che supera la metà del Pil italiano.

La gestione finanziaria di competenza evidenzia un saldo negativo di 9,9 miliardi di euro, da ascrivere in larga parte alla gestione dei lavoratori pubblici ex Inpdap. La situazione patrimoniale alla fine dell’esercizio 2013 rileva (dato di preconsuntivo) un patrimonio netto di 7,5 miliardi di euro. Tale valore migliora nettamente se si tiene conto della legge di stabilità 2014, la quale prevede che le anticipazioni di bilancio negli esercizi pregressi al 2012, per il pagamento delle prestazioni ai dipendenti dell’amministrazione pubblica, si intendano effettuate a titolo definitivo. L’effetto di questa disposizione normativa comporta un miglioramento del patrimonio netto dell’Istituto pari a 21,7 miliardi di euro, portando il patrimonio netto all’1.1.2014 a 29,2 miliardi di euro complessivi. Il deficit patrimoniale e lo squilibrio strutturale dell’ex Inpdap non mettono, quindi, a rischio la sostenibilità del sistema pensionistico.

Nella Relazione si evidenzia anche l’impressionante mole di lavoro assicurata dall’Istituto l’Inps mette in pagamento ogni mese complessivamente oltre 21 milioni di pensioni, inclusi i trattamenti dei dipendenti pubblici e dei lavoratori dello spettacolo e sportivi professionisti, a favore di circa 15,8 milioni di cittadini. Per le pensioni previdenziali l’Inps eroga 17,3 milioni di trattamenti, pari all’83%, per le assistenziali 3,7 milioni. Tra i dipendenti pubblici le pensioni di anzianità e quelle di vecchiaia, liquidate nel 2013, e decorrenti nello stesso anno, diminuiscono rispettivamente del 49% e del 50% rispetto al 2012. E’ questo l’impatto dell’ innalzamento dei requisiti di accesso alla pensione.

L’età media di ingresso al pensionamento di anzianità ora è di 61 anni, con un’anzianità contributiva pari in media a 39,6 anni, mentre per le nuove pensioni di vecchiaia l’età media dei titolari alla decorrenza è di 65 anni con un anzianità contributiva media di 32,4 anni. Nel settore privato, invece, per il quale sono state liquidite 505.142 pensioni di cui il 58,5% per lavoro dipendente, il calo delle pensioni di anzianità è stato pari al 32% e del 57% per quel che riguarda gli assegni di vecchiaia rispetto al 2012 a causa dell’elevazione del requisito di anzianità contributiva per le prime e dell’innalzamento dell’età pensionabile per le seconde.

I titolari delle nuove pensioni di anzianità, sottolinea l’Inps, possiedono un’età media alla decorrenza di 59,3 anni e un’anzianità contributiva pari in media a 39,7 anni. Per le nuove pensioni di vecchiaia, invece l’età media dei titolari alla decorrenza è di 63,8 anni con un’anzianità contributiva pari in media a 25,1 anni. Dati in aumento invece per i lavoratori autonomi: del +23,7% per quel che riguarda l’anzianità e del +12,1% per la vecchiaia, dovuti ad un effetto di trascinamento della disciplina antecedente la riforma Monti Fornero, con lo sblocco della ”finestra mobile”. Nel complesso delle pensioni liquidate nel corso del 2013 a prescindere dalla decorrenza, dunque, poco meno della metà delle nuove liquidazioni (49%) è costituita da pensioni di vecchiaia, anzianità e prepensionamenti, in tutto 247.016 assegni, il 40% da pensioni ai superstiti (203.526) e l’11% da trattamenti di invalidità previdenziale .