Vino italiano, l’assalto del nutriscore alla francese

Una proposta transalpina rischia di peggiorare il modo in cui vino e altre eccellenze del made in Italy vengono percepite

La Francia non demorde, anzi l’offensiva del Nutriscore diventa sempre più aggressiva. Ora l’innovazione proposta al già odioso sistema di etichettare gli alimenti consiste nell’aggiungere alla serie di colori e lettere, una F con cui bollare di nero tutte le bevande alcoliche indipendentemente dalla gradazione. Perché? Per evidenziarne la pericolosità per la salute.

Il made in Italy è insorto. Questa idea, se realizzata, rischia di essere ingiustamente diffamatoria ed ingannevole, e mette in pericolo il sistema produttivo di qualità del Made in Italy, essendo il nostro paese il principale produttore ed esportatore al mondo del prezioso nettare. 

Appare improprio assimilare l’abuso di superalcolici, tipico di altri Paesi, al consumo consapevole di prodotti di qualità ed a più bassa gradazione come la birra e il vino, che in Italia è diventato l’emblema di uno stile di vita “lento”, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi. Si tratta peraltro di un orientamento incoerente con il sostegno accordato dal provvedimento alla Dieta Mediterranea, considerata un modello alimentare sano e benefico per la prevenzione di molte malattie.

Sempre, invece, più una conferma di quanto possa essere fuorviante il sistema a colori dell’etichetta NutriScore che rischia di indurre in valutazioni errate sulla salubrità di un determinato prodotto, prescindendo dalle esigenze complessive di un individuo (dieta e stile di vita), dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato.  

Le etichette a colori si concentrano esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive (ad esempio zucchero, grassi e sale) e sull’assunzione di energia senza tenere conto delle porzioni escludendo paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. In questo modo si finisce paradossalmente per escludere eccellenze della Dieta mediterranea, dall’olio extravergine d’oliva al Parmigiano Reggiano. Più che un aiuto per il consumatore sembra quasi un sostegno commerciale.

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