Non sono positive, almeno per la quantità di prodotto. Le anomalie climatiche si riversano sulle vigne del BelPaese

Operazioni vendemmiali ai nastri di partenza. Questo arido 2022 influisce non solo sull’ortofrutta, facendo maturare prima quasi tutto e rendendo meno generosi del solito i raccolti. Anche la preziosa uva da vino, orgoglio italico, è pronta per essere pigiata. Con qualche giorno di anticipo rispetto al solito, con la siccità e il caldo oltre i 40 gradi, sta per partire al nord, nello specifico nella Franciacorta bresciana.

Anche il vitivinicolo paga dazio al clima inclemente di questi mesi aridi, si prevede infatti un calo produttivo del 10% a livello nazionale, con i vigneti messi a dura prova anche da nottate con afa e temperature minime sempre molto alte che non hanno permesso ai grappoli di prendere un po’ di “respiro” climatico con il tradizionale sbalzo termico.

Si ritiene che la produzione nazionale di nettare arriverà intorno ai 45,5 milioni di ettolitri ma molto dipenderà sia dall’evoluzione delle temperature che influiscono sulla maturazione sia dall’assenza di nubifragi e grandinate che hanno un impatto devastante sui vigneti e sulle quantità prodotte, soprattutto nel delicatissimo mese di agosto. In Italia si attende comunque una annata di ottima qualità, anche se l’andamento della raccolta sarà influenzato molto dal resto del mese di agosto e da quello di settembre per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo.

Nonostante il calo a livello nazionale, l’Italia dovrebbe comunque riuscire a rimanere il primo produttore mondiale di vino, mentre per il secondo posto si prospetta una sfida tra Francia e Spagna paesi che hanno subito entrambi i danni causati dalla siccità e dagli incendi.


Andrea