Nell’anno in corso ha fatto regsitrare +117% rispetto al 2021. Un giro d’affari di 330 milioni per la pietanza ipervitaminica che viene dal Pacifico

Alzi la mano chi ancora non conosce il poké, la star del momento gastronomico. Una ciotola di riso e pesce crudo, arricchita da alghe, cereali, legumi, verdure varie: è il poke bowl, un piatto unico che ha letteralmente conquistato gli italiani. Versatile e leggera, la poke bowl è uno di quelle pietanze semplici che possono risolvere una cena, a patto di saper scegliere e curare i suoi ingredienti. Tradizionalmente, è uno dei piatti principali della cucina hawaiana, si serve come pietanza principale o anche come antipasto: la sua versione originale, però, è molto diversa. Questo piatto ha origini molto antiche, che pare risalgano all’arrivo dei polinesiani su queste isole dell’Oceano Pacifico, intorno al 400 d.C.

Poké, l’origine e la storia del piatto

La parola poke, in hawaiano antico, significa “tagliare trasversalmente in pezzi pesce o legno” e si riferisce alle modalità di taglio del pesce. La sua ricetta tradizionale comprende solo pesce locale tagliato a tocchetti, marinato con sale marino, alghe e noci kukui (conosciute anche come noci-candela o noci delle Molucche). Non si trovano tracce di frutta, cavoli, riso o di altri ingredienti derivanti dalla gastronomia orientale come i fagioli di soia. Un piatto molto diverso da quello fatto proprio dal trend dell’healthy food che vuole un’abbondante porzione di riso e pesci come salmone, tonno o crostacei come gamberi, men che meno carne.

Quindi è trendy nella sua versione riformulata. Ma perché è stato modificato? Quando i piatti viaggiano attraverso il globo tendono infatti ad “adattarsi” ai gusti e agli usi locali, ai trend in voga nei territori in cui arrivano. Nel caso del poke, l’immigrazione giapponese verso l’arcipelago vulcanico del Pacifico ha avviato una prima commistione con gli ingredienti nativi del Sol Levante, commistione che è aumentata a dismisura quando il piatto è approdato sulla terraferma.

Il trend commerciale

Non si ferma la crescita del pokè: il piatto tipico della cucina hawaiana – importato dallo chef Sam Choy negli USA e diventato in poco tempo un food trend mondiale – continua a registrare stime positive, con il mercato globale che prevede un tasso annuo di crescita del 8,4% nel quadriennio 2022-2026. Un trend che si è leggermente ridimensionato rispetto alla stima iniziale (14%) per via di una maggior stabilizzazione del mercato del Nord America, regione con forte peso nel settore.

In controtendenza rispetto al resto del mondo, l’Italia registra invece tassi di crescita superiori alla tripla cifra, che indicano una nazione con ancora grandi opportunità nel settore. Nel Paese è stato registrato un giro d’affari di 151 milioni nel 2021, cresciuto fino a raggiungere i 328 milioni a giugno 2022 (+117%). Per il 2026 si attende un CAGR del 20% che potrebbe far volare il mercato a quota 689 milioni.

A fare il punto è Growth Capital, advisor leader in Italia per aumenti di capitale e operazioni di finanza straordinaria per startup e PMI, che in occasione della Giornata Mondiale del Poké (28 settembre) ha presentato la seconda edizione del report “Il mercato del Poké in Italia”. 

In Italia anche gli store hanno registrato una crescita vertiginosa, raggiungendo quota 820 censiti da Growth Capital nel 2022 (aggiornamento al 30 giugno 2022).