Secondo uno studio del World Weather Attribution, l’ondata di siccità che da mesi affligge l’Amazzonia è direttamente figlia dei cambiamenti climatici

Un’ondata di siccità si è abbattuta sulle zone agricole dell’intero territorio dell’Amazzonia, provocando incendi, riducendo i corsi d’acqua, causando problemi alla fauna e colpendo milioni di abitanti. Fino ad oggi si pensava che ne fosse responsabile il fenomeno di El Niño, ma un nuovo studio condotto dagli scienziati del World Weather Attribution indica che è necessario puntare il dito, ancora una vota, contro il riscaldamento globale e di conseguenza sul cambiamento climatico.

Quanto si può ripetere questo evento

Secondo l’analisi, quest’ultimo ha reso gli episodi di siccità occorsi tra i mesi di giugno e di novembre 2023 ben trenta volte più probabili. E la situazione, sottolineano gli autori, non farà che peggiorare, spingendo l’Amazzonia verso un punto di non ritorno. Il timore è che il principale “polmone” della Terra possa vivere una situazione di transizione accelerata da una condizione di foresta tropicale ad una di savana. Con condizioni di siccità come quelle attuali che, con un aumento della temperatura media globale di 2 gradi centigradi, potranno manifestarsi ogni tredici anni (rispetto ai cinquanta anni attuali).

Il ruolo globale dell’Amazzonia

Ciò ridurrebbe, oltre alla biodiversità, anche la capacità dell’Amazzonia di assorbire il biossido di carbonio disperso nell’atmosfera a causa delle attività antropiche, accelerando a sua volta il riscaldamento globale e i suoi impatti. Ad oggi, l’area è in grado di stoccare oltre 100 miliardi di tonnellate di CO2 grazie ad alberi e suolo, ovvero il doppio delle emissioni mondiali annuali.

L’Amazzonia e la lotta ai cambiamenti climatici

È per questo che, secondo quanto spiegato al New York Times da Regina Rodrigues, docente di Oceanografia all’università federale di Santa Catarina, “l’Amazzonia può rappresentare la costruzione o la distruzione della nostra lotta contro i cambiamenti climatici. Se proteggeremo la foresta, essa continuerà ad agire come il più grande ‘pozzo’ di CO2 al mondo. Ma se permetteremo alle emissioni antropiche e alla deforestazione di superare i punti di non ritorno, verranno liberate enormi quantità di biossido di carbonio”.

Dalla metà del 2023 sulla foresta amazzonica le precipitazioni sono scarse, con i livelli dei fiumi che sono ormai ridotti drasticamente. Di conseguenza, anche i raccolti sono magri e si registrano mancanze di cibo e di acqua potabile.