Vino, non decolla l’export italiano in Cina

La Cina ha sempre più sete di vino. Le modifiche al regime alimentare tradizionale vanno di pari passo alla crescita del reddito disponibile. Nei primi due mesi dell'anno, sul fronte dell'importazione di vino da parte della Cina, l'onda lunga della crescita del Paese asiatico «continua imperterrita, segnando un +59% di import in valore in euro».

La Cina ha sempre più sete di vino. Le modifiche al regime alimentare tradizionale vanno di pari passo alla crescita del reddito disponibile. Nei primi due mesi dell'anno, sul fronte dell'importazione di vino da parte della Cina, l'onda lunga della crescita del Paese asiatico «continua imperterrita, segnando un +59% di import in valore in euro».

Sono parole di Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor. La notizia meno buona sta nel fatto che l'Italia non riesce ancora ad approfittare come potrebbe di questa crescita.

«L'Italia sta giocando un ruolo marginale da Cenerentola nonostante i margini per crescere siano elevati. Nel 2015 la crescita del vino in Cina è stata tumultuosa – aggiunge Pantini -: il Dragone lo scorso anno è diventato il quarto mercato mondiale per importazione di vini, surclassando il Canada. La Francia resta ancora padrone incontrastato tra i vini importati in Cina (+44%)».

Nel primo bimestre tra i principali paesi importatore spicca l'Australia (+108%), mentre l'Italia conferma il ritmo del 2015 (+15%). L’ennesima conferma di come sia indispensabile fare sistema.

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