Vacche OGM e clonate produrranno latte umano?

Il dibattito sulle modificazioni introdotte artificialmente dall'uomo nelle specie animali e vegetali finora ha seguito due binari distinti: da un lato gli Organismi geneticamente modificati (OGM), che riguardano prevalentemente i vegetali, dall'altro la clonazione, che interessa invece gli animali. Riprendiamo in questa sede, il dibattito apparso sulla rivista "Settimana veterinaria".

Il dibattito sulle modificazioni introdotte artificialmente dall'uomo nelle specie animali e vegetali finora ha seguito due binari distinti: da un lato gli Organismi geneticamente modificati (OGM), che riguardano prevalentemente i vegetali, dall'altro la clonazione, che interessa invece gli animali. Riprendiamo in questa sede, il dibattito apparso sulla rivista "Settimana veterinaria".

Per quanto riguarda le modificazioni a carico dei vegetali, alcuni OGM sono ormai ampiamente diffusi in diversi Paesi del mondo, in particolare i forti produttori di mais e soia ricorrono con sempre maggiore frequenza a questo tipo di sementi. L’Unione europea, dal canto suo, mantiene un atteggiamento molto prudenziale per autorizzare la coltivazione di vegetali OGM, soprattutto per i possibili effetti negativi sull’ambiente L’apertura alle importazioni è stata resa comunque possibile dall’Autorità alimentare europea (Efsa), che ha espresso una propria valutazione dei rischi su alcuni vegetali OGM e, sostanzialmente, ha definito che le carni, il latte e le uova provenienti da animali alimentati con mangimi contenenti vegetali OGM, siano privi di pericoli significati per i consumatori.

Ad oggi, dunque, sono circa 35 le varietà di vegetali OGM (cotone, mais, colza, soia, patata e barbabietola da zucchero) la cui coltivazione e/o impiego è autorizzato nell’Ue. In pratica, soprattutto mais e soia OGM vengono ampiamente importati in Europa e utilizzati soprattutto per la preparazione dei mangimi. Ovviamente, a questa regola non sfugge neanche l’Italia, e non si può ignorare che nell'alimentazione degli animali produttori di alimenti per l’uomo la presenza di farine OGM è quasi inevitabile. La legislazione comunitaria, infatti, prevede che solo per giustificati motivi un Paese membro possa invocare il cosiddetto “principio di salvaguardia” e proibire l’uso o la vendita di prodotti OGM sul proprio territorio (ad oggi sono 6 i Paesi che hanno applicato questa clausola: Austria, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo e Ungheria). La clonazione è una tecnica usata anche nel mondo vegetale: è molto diffusa e viene utilizzata per ottenere piante di particolare pregio e/o produttività e non sembra che siano state mai sollevate particolari perplessità da parte dell’opinione pubblica, perché si tratta di tecniche prive di pericoli, ma anche perché questa tematica difficilmente viene portata all’attenzione dei media.

Per quanto riguarda il mondo animale, invece, la clonazione continua a suscitare atteggiamenti controversi. Quando nel 1996 Keith Campbell e i suoi collaboratori riuscirono per la prima volta a clonare un animale, la famosa pecora Dolly, l’opinione pubblica ne fu molto scossa. In realtà i ricercatori che ottennero questo risultato pensavano soprattutto di poter mettere a punto un mezzo per recuperare razze di animali in via di estinzione o anche soggetti di particolare pregio, da utilizzare eventualmente come capostipiti di nuove generazioni di animali che altrimenti sarebbero andate perdute. Ma ovviamente, le ricerche in questo campo sono proseguite con altri intenti, volti a una più ampia applicazione in campo zootecnico. Anche in questo caso l’Efsa è stata chiamata a una valutazione della documentazione scientifica disponibile, arrivando alla conclusione che i prodotti alimentari provenienti da animali clonati non comportano rischi significativi per i consumatori.

Tuttavia, anche questo parere è stato superato dalla realtà, perché riguarda gli animali clonati “normali”. Infatti, molto recentemente alcuni ricercatori cinesi hanno pubblicato il lavoro “Characterization of bioactive recombinant human lysozime expressed in milk of cloned transegenic cattle”*. Uno degli estensori della ricerca, il dr. Ning Li, in un’intervista rilasciata al giornale inglese Sunday telegraph, descrivendo il lavoro ha dichiarato di essere riuscito ad ottenere delle vacche OGM in grado di produrre un latte simile a quello umano perché contiene lisozima, lattoferrina e una percentuale di grasso più alta. Ha anche dichiarato che il latte di questi animali ha un sapore più “deciso” e che in una decina di anni circa sarà presente nei supermercati. La caratteristica peculiare di queste vacche OGM cinesi è quella di possedere geni umani, la cui espressione è in grado di modificare la composizione del latte.

L’inserimento dei geni umani è avvenuto a livello di cellula uovo bovina, e la riproduzione è avvenuta mediante la tecnica della clonazione. I ricercatori cinesi hanno quindi abbinato le modificazioni genetiche alla clonazione: la via più semplice per arrivare a ottenere i risultati descritti. L’esperimento dei ricercatori cinesi deve essere valutato con estrema attenzione perché il loro progetto prevede di mettere in produzione delle vacche OGM, contenenti del genoma umano. Vi sono diversi aspetti da valutare in questo contesto. Il primo, di carattere pratico, va nel senso di capire il livello nutrizionale e di sicurezza del latte prodotto; si tratta di parametri apparentemente semplici da controllare, anche se sarà complicato, se non tutto del impossibile, arrivare a produrre un latte simile a quello umano. I ricercatori, infatti, per il momento sono riusciti a modificare solo un paio di parametri del latte, e per modificarne degli altri sarebbe necessario introdurre altri geni umani nelle vacche.

Ma l’aspetto sicuramente più preoccupante è quello etico della “umanizzazione” delle vacche. Anche se gli obiettivi che dichiarano di voler perseguire i ricercatori cinesi, cioè aiutare i bambini nella loro alimentazione, potrebbero apparire eticamente condivisibili, non si può ignorare che questi esperimenti si sono potuti attuare soltanto grazie alla “tolleranza” della legislazione cinese in materia. Nel nostro Paese, infatti, prima di poter effettuare un esperimento del genere, bisognerebbe ottenere parere positivo da vari Comitati etici e a livello politico, anche il Parlamento avrebbe qualcosa da dire. I risultati ottenuti dai cinesi (che hanno anche dichiarato di avere a disposizione 300 vacche OGM), sono pertanto da seguire con molta attenzione e preoccupazione, per la possibilità che il numero degli animali OGM venga ulteriormente elevato ed il latte prodotto utilizzato sin da ora (anche se soltanto in Cina), magari proprio sui bambini a fini sperimentali. Somministrare un nuovo alimento senza un’adeguata sperimentazione di base potrebbe comportare pericoli anche gravi, che poi i bambini usati come cavia si potrebbero trascinare anche in età adulta. Anche se appare del tutto improbabile l’introduzione in Europa di vacche OGM o di latte ottenuto da questi animali, si ritiene che si tratti di un problema molto serio che esula dall'interesse scientifico e che deve essere affrontato con opportune iniziative politiche anche a livello internazionale.

 

* Yang B., Wang J., Tang B., Liu Y., Guo C., et al. (2011) Characterization of bioactive recombinant human lysozyme expressed in milk of cloned transgenic cattle. PLoS ONE 6(3): e17593. doi:10.1371/journal.pone.0017593

*per gentile concessione de "La settimana veterinaria"