Unione europea: presto l’introduzione di 19 Ogm?

In modo silente è passato, pochi giorni fa, a firma dell'ineffabile Jean Claude Juncker, avvocato lussemburghese, presidente della Commissione europea dal 1° novembre 2014, noto amico dei  piccoli contribuenti e feroce avversario delle grandi multinazionali che tentano di eludere il fisco, l'autorizzazione all'introduzione in tutta l'Unione europea di 19 Ogm

In modo silente è passato, pochi giorni fa, a firma dell'ineffabile Jean Claude Juncker, avvocato lussemburghese, presidente della Commissione europea dal 1° novembre 2014, noto amico dei  piccoli contribuenti e feroce avversario delle grandi multinazionali che tentano di eludere il fisco, l'autorizzazione all'introduzione in tutta l'Unione europea di 19 Ogm (organismi geneticamente modificati) senza attendere il parere del Parlamento e del Consiglio europeo. L'autorizzazione vale dieci anni su tutto il territorio europeo e include gli Stati che si erano opposti.

Gli Ogm autorizzati da Juncker sono 17 per l'alimentazione umana ed animale e due riguardano specie di garofani.

Undici brevetti (soia, mais, colza e cotone) sono della multinazionale americana Monsanto, gli altri otto sono delle multinazionali tedesche Basf e Bayer e della statunitense Dupont.

Tutto ciò indica un'attenzione particolare delle Istituzioni europee per la genetica in agricoltura.  E' da ricordare infatti che sementi non inserite nel Catalogo Ufficiale Europeo sono vietate alla commercializzazione, i cui criteri privilegiano le sementi industriali ed escludono quelle tradizionali, autoctone, che non siano iscritte (sentenza della Corte di Giustizia europea del 12 luglio 2012).

Considerando che registrare un nuovo seme richiede all'incirca 12-15 anni di lavoro e può costare fino ad un milione di euro, è semplice capire che parliamo di capitali di cui può disporre solo una grande azienda e non un piccolo agricoltore.

Questa sentenza  ha ribaltato la posizione dell'Avvocatura generale della stessa Corte europea che ribadiva: "...il divieto di commercializzazione di sementi…è non valido in quanto viola i principi di proporzionalità e di libera impresa secondo l'art. 16 della Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione europea, la libera circolazione delle merci secondo l'art. 34 TFUE (Trattamento sul Funzionamento dell'Unione europea), così come il principio di uguaglianza di trattamento secondo l'art. 20 della detta carta".

Dunque la Corte europea assume una posizione opposta al parere dell'Avvocatura e vieta le sementi tradizionali. Il presidente Juncker con questa decisione presa di propria iniziativa rischia di autorizzare gli Ogm su tutto il territorio europeo. I singoli Stati potrebbero, teoricamente per salvare le apparenze, vietare  gli Ogm sul proprio territorio ma solo se accettano la riforma proposta dalla stessa Commissione Juncker, che rende più semplice l'importazione di Ogm in Europa e al medesimo tempo permette ai singoli Stati di vietarli.

Un divieto che dovrebbe essere però motivato in base ad una pericolosità per la salute e per l'ambiente, rovesciando così l'onere della prova sugli Stati (anticipazione del TTIPdel Transatlantic Trade and Investment Partnership, o meglio Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti?).

Dato che le multinazionali hanno tempi lunghi e costi elevati per dimostrare che gli Ogm sono "innocui", saranno gli Stati ricorrenti a dover dimostrare che sono nocivi, in barba al principio di cautela che dovrebbe regolare le questioni attinenti la salute e l'ambiente.In modo conciso, la nostra stessa sovranità alimentare è messa in pericolo dall'Unione europea nonostante una schiacciante maggioranza (61%) di cittadini europei sia contraria agli alimenti geneticamente modificati.

In conclusione, l'agire della Commissione Europea sembra in questa fase mostrare interesse alle azioni commerciali che non alla sovranità delle decisioni dei cittadini che rappresenta.