Un hotel di Riccione, il primo per ciclisti in Italia

A Montefiore Val Conca per rivivere il pruriginoso dramma di Donna Costanza. A Montescudo per scoprire il tesoro murato da Sigismondo Malatesta. A San Marino per attraversare le gallerie della vecchia ferrovia, attiva fino al 1942. I più allenati possono spingersi fino a Montebello, e farsi raccontare la leggenda di Azzurrina, la fanciulla morta nella rocca in circostanze tragiche.

A Montefiore Val Conca per rivivere il pruriginoso dramma di Donna Costanza. A Montescudo per scoprire il tesoro murato da Sigismondo Malatesta. A San Marino per attraversare le gallerie della vecchia ferrovia, attiva fino al 1942. I più allenati possono spingersi fino a Montebello, e farsi raccontare la leggenda di Azzurrina, la fanciulla morta nella rocca in circostanze tragiche. Oppure a San Leo, e comprendere l’agonia di Giuseppe Balsamo Conte di Cagliostro, il mago-alchimista-occultista-avventuriero famoso in tutta Europa.

Sono davvero tanti i ciclisti di tutto il mondo che dal 1997 hanno trascorso le vacanze all’hotel Dory di Riccione in compagnia della loro bicicletta. Per loro e per i nuovi ospiti, accomunati dalla passione per le due ruote, l’hotel – il primo progettato esclusivamente per appassionati delle due ruote – ha studiato i percorsi ciclistici più affascinanti, ordinati per difficoltà, distanza, dislivello.

Viale Puccini, numero 4: da più di cinquant’anni è questo l’indirizzo segnato sull’agenda dei tanti che amano viaggiare in compagnia delle due ruote. La bicicletta è una fedele compagna di avventure anche durante le vacanze al mare con la famiglia. Il programma ciclistico prosegue anche d’estate garantendo tutti i servizi per ciclisti: ogni lunedì, mercoledì e venerdì sono previste tre escursioni in bici “gruppo Cappuccino o Cappuccino Light”.

Nell’itinerario dedicato alle leggende, i misteri e i fantasmi più intriganti del territorio merita una tappa Montefiore Val Conca, dove, appunto, sembra aggirarsi il fantasma di Costanza Malatesta. Donna con la vita costellata di amanti. Dopo essere rimasta vedova all’età di vent’anni, e per questo fatta uccidere dallo zio Galeotto Malatesta. Quest’ultimo ingaggiò un sicario, un certo Santolino da Faenza, il quale avrebbe dovuto uccidere Costanza e un certo Ormanno, un lanciere tedesco al servizio dei Malatesta, sorpresi nel letto a giacere. Santolino recatosi a casa di Costanza, si rifiutò di ucciderla, ma uccise soltanto l’amante di lei. Allora Galeotto assunse un altro sicario, Furiuzzo da Forlì, il quale eseguì l’ordine e assassinò Costanza il 15 ottobre 1378, per adulterio e per costumi ritenuti troppo liberi. Alcuni sostengono che Costanza fosse la madre di Azzurrina, la bimba scomparsa nel nulla da un corridoio del castello di Montebello (Rimini), che ancora oggi fa sentire inequivocabilmente la propria presenza. Suo padre era un certo Ugolinuccio di Montebello, signore di Montebello nella metà del 1300. Guendalina (il vero nome di Azzurrina) era una bambina albina. La superstizione popolare del tempo collegava l’albinismo con eventi di natura magica se non diabolica. Per questo il padre aveva deciso di farla sempre sorvegliare da un paio di guardie e non la faceva mai uscire di casa per proteggerla dalle dicerie e dal pregiudizio popolare. La madre (acquisita) le tingeva ripetutamente i capelli con pigmenti di natura vegetale estremamente volatili. Questi, complice la scarsa capacità dei capelli albini di trattenere il pigmento, avevano dato alla bimba riflessi azzurri come i suoi occhi azzurri che ne originarono il soprannome di Azzurrina.

La leggenda narra che il 21 giugno del 1375, nel giorno del solstizio d’estate, Azzurrina giocasse nel castello di Montebello con una palla di stracci mentre fuori infuriava un temporale. Era vigilata da due armigeri di nome Domenico e Ruggero. Secondo il resoconto delle guardie la bambina inseguì la palla caduta all’interno della ghiacciaia sotterranea. Avendo sentito un urlo le guardie accorsero nel locale entrando dall’unico ingresso ma non trovarono traccia né della bambina né della palla e il suo corpo non venne mai più ritrovato. La leggenda vuole che il fantasma della bambina sia rimasto intrappolato nel castello e che torni a farsi sentire nel solstizio d’estate di ogni lustro (quindi che finisce per 0 e 5). Ricerche condotte da parapsicologi con il fine di catturare, tramite registratori audio ad attivazione sonora, rumori all’interno del castello, chiuso ed isolato, prodotti sonori dal presunto fantasma confermano una presenza inquietante. Le registrazioni finora effettuate, vengono normalmente fatte sentire ai visitatori del castello al termine della visita guidata della rocca.

L’intero territorio riminese e riccionese è costellato di queste leggende, intrecciate con la cultura contadina. Basta percorrere le strade sterrate di campagna, a ridosso del mare, i saliscendi impetuosi ed emozionanti, gli antichi tracciati di greggi e boscaioli, quasi sempre su un terreno tufaceo, ottimale per le pedalate in mountain bike. Lungo l’invaso del fiume Conca c’è anche la possibilità di costeggiare l’oasi di osservazione del Wwf con tante specie animali protette.