Turismo, la tassa di soggiorno penalizza il settore

Fortemente compromessa dalla crisi economica e dal drammatico calo del potere di acquisto delle famiglie, la contrazione della domanda turistica è accentuata dalle tasse di soggio

Fortemente compromessa dalla crisi economica e dal drammatico calo del potere di acquisto delle famiglie, la contrazione della domanda turistica è accentuata dalle tasse di soggiorno che stanno penalizzando ulteriormente il settore.

Tra l’altro l’utilizzo dei proventi derivanti da tale tassa avrebbero dovuto, secondo le intenzioni, essere impiegati per la manutenzione ed il recupero dei beni ambientali e culturali. Ma i continui tagli di risorse istituzionali a fronte del parziale reintegro con le tasse di soggiorno generano non solo una confusione contabile ma uno stato di generale svilimento del patrimonio culturale nel nostro Paese, ad esempio con la persistenza di barriere architettoniche e con il deterioramento di alcuni dei siti più belli e visitati al mondo.

Eppure il settore dà lavoro a circa il 5% degli occupati. E il turismo italiano, se opportunamente valorizzato, potrebbe contribuire a fare da traino per uscire dalla crisi. Le associazioni dei consumatori di recente hanno lanciato l’idea di un serio piano per il rilancio del settore turistico attraverso:

1. l’eliminazione della tassa di soggiorno;

2. la modernizzazione e l’incremento degli standard di qualità;

3. l’attivazione di accordi, sconti, promozioni ed iniziative tese ad incrementare le presenze turistiche.

Proposte semplici, al limite dell’ovvietà, ma che trovano scarsa applicazione. È inoltre fondamentale agire in direzione di una ripresa del potere di acquisto della famiglie a reddito fisso, per scongiurare l’ennesimo calo delle presenze che, in assenza di provvedimenti, appare inevitabile per l’estate 2013.