Succhi di frutta, la questione coloranti

Lo scandalo dei sedicenti succhi di frutta “arancia rossa” con coloranti e poca frutta arriva alla Commissione Europea.

Lo scandalo dei sedicenti succhi di frutta “arancia rossa” con coloranti e poca frutta arriva alla Commissione Europea. “Può succo di frutta dalla denominazione ‘arancia rossa’ essere venduto con quantità irrisorie di frutta inferiori al 12 per cento? E possono essere legittimamente usati coloranti (come l’E120) che ingannano il consumatore, suggerendo una presenza ben più elevata di succo di arancia rossa?”.

Questi gli interrogativi posti dal Parlamento europeo alla Commissione. Nell’interrogazione parlamentare, un deputato italiano ha chiesto come possa la Commissione assicurare che i controlli svolti dalle autorità nazionali riescano a garantire la presenza effettiva di arancia rossa e non di coloranti. E se ritenga in essere una vera e propria frode alimentare in caso l’arancia non sia presente, o sia presente in quantità molto basse. Il consumatore infatti risulta immediatamente ingannato dalla vista a prescindere da ogni altra considerazione su ingredienti effettivamente dichiarati.

Ma un ulteriore aspetto rilevato dal deputato La Via riguarda la presenza del colorante “cocciniglia”,  senza che i consumatori siano informati. Tra i succhi di frutta che fanno supporre une presenza di frutta più elevata di quella realmente presente, oltre a quelli che nella denominazione riportano “arancia rossa” in modo fuorviante,  vi sono gli Ace (addizionati di grandi quantità di zucchero e coloranti, ma con bassissima presenza di arancia, carota e limone). Molte bibite giocano sulfraintendimento del consumatore, che anziché intendere la bevanda come “di fantasia”, o a base di frutta, sono ingannati da nomi come “arancia rossa”, e presuppongono una presenza ben più sostanziale di succo di arancia, che invece è decisamente scarsa per dei veri e propri succhi di frutta.