Studio della Banca d’Italia sull’economia pugliese

“In Puglia, il peggioramento del quadro macroeconomico nello scorcio dell'anno ha interrotto il recupero dell'attività economica iniziato nella seconda metà del 2009: nel complesso del 2011 il valore aggiunto regionale è lievemente cresciuto, in misura superiore rispetto al resto del Mezzogiorno”, lo si legge in un dossier della Banca d’Italia dedicato all economia regionale pugliese.

“In Puglia, il peggioramento del quadro macroeconomico nello scorcio dell'anno ha interrotto il recupero dell'attività economica iniziato nella seconda metà del 2009: nel complesso del 2011 il valore aggiunto regionale è lievemente cresciuto, in misura superiore rispetto al resto del Mezzogiorno”, lo si legge in un dossier della Banca d’Italia dedicato all economia regionale pugliese.

Per quanto riguarda le attività produttive e il mercato del lavoro “il fatturato delle imprese industriali, rilevato dall'indagine della Banca d'Italia presso un campione di imprese con almeno 20 addetti, è aumentato del 3 per cento in termini reali. L'aumento delle vendite ha riguardato in particolare le imprese della meccanica, che hanno beneficiato del vigore della domanda estera, e il settore alimentare, che ha risentito in misura contenuta della crisi.

L'aumento del fatturato non si è tradotto in un miglioramento della situazione reddituale delle imprese. Il basso grado di utilizzo degli impianti, le incertezze sulla situazione economica e il peggioramento delle condizioni di finanziamento hanno condizionato gli investimenti, diminuiti per il terzo anno consecutivo. Le aspettative delle imprese industriali restano intonate alla prudenza: nel 2012 è atteso un lieve aumento del fatturato e un nuovo calo degli investimenti”.

“Le vendite all'estero di beni – prosegue lo studio di Palazzo Koch – hanno registrato un incremento di circa il 18 per cento a prezzi correnti, in misura superiore alla media nazionale e del Mezzogiorno, ma con un forte rallentamento nell'ultimo trimestre. Dal 2008 le esportazioni pugliesi sono cresciute più di quelle delle altre regioni in ritardo di sviluppo dell'Unione europea, comprese quelle del Mezzogiorno, anche per effetto del miglior posizionamento sui mercati internazionali di alcune realtà industriali di grandi dimensioni nel settore meccanico e farmaceutico. L'incremento dell'export non si è esteso ai settori del "made in Italy", che continuano a risentire di una debole presenza nelle produzioni a maggior valore aggiunto”.

“Nel settore delle costruzioni è proseguito il calo dell'attività in atto dal 2007” e “il commercio al dettaglio ha risentito della debolezza dei consumi, in particolare di quelli durevoli, mentre è proseguito il momento favorevole del settore turistico”. “La moderata ripresa dell'attività economica nel 2010 e nella prima parte del 2011- prosegue lo studio – ha favorito una distensione del quadro occupazionale, che si è tuttavia bruscamente interrotta nel secondo semestre, associandosi anche a un nuovo aumento delle ore di Cassa integrazione. Nel 2011 gli occupati sono tornati ad aumentare in Puglia di circa 12.000 unità, riducendo la perdita complessiva dall'inizio della crisi a 52.000 posti di lavoro; il tasso di disoccupazione è sceso al 13,1 per cento. La ripresa dell'occupazione è stata alimentata dai lavoratori delle fasce di età più anziane, mentre per quelli più giovani si è registrato un nuovo rilevante calo, che ha interessato anche la componente più istruita. In Puglia i livelli di apprendimento degli studenti sono superiori alla media del Mezzogiorno, ma risultano ancora inferiori a quelli medi nazionali. Il grado di scolarizzazione rimane però nel complesso basso, anche nel confronto con la media del Sud”. I consumi delle famiglie pugliesi “hanno risentito del deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro” e “l a caduta dei consumi durante la crisi è stata più pronunciata rispetto alla media del paese ma meno intensa di quella del Sud. Sul valore della ricchezza accumulata dalle famiglie hanno influito il rallentamento dei prezzi delle abitazioni e il deprezzamento delle attività finanziarie”.

“Lo scorso anno il credito bancario ai residenti in regione ha continuato a crescere, sebbene con un forte rallentamento negli ultimi mesi dell'anno”, il “credito bancario alle imprese è aumentato soprattutto nelle scadenze a medio e a lungo termine: in presenza di un'attività di investimento ancora debole, vi ha contribuito principalmente la domanda di operazioni di ristrutturazione del debito”. “ I finanziamenti bancari alle famiglie, pur in crescita, hanno risentito della debolezza del mercato immobiliare e del peggioramento delle condizioni di offerta delle banche. Negli anni della crisi le caratteristiche dei mutui alle famiglie pugliesi si sono modificate: la quota di mutui erogati con formule indicizzate è tornata preponderante dal 2010, ed è aumentato il ricorso a formule di protezione dal rischio di tasso (caps). Si è ridotta la quota di mutui destinati ai giovani”.

“La spesa delle Amministrazioni locali pugliesi ha continuato a crescere nel triennio dal 2008 al 2010, per effetto dell'aumento della spesa corrente. Nello stesso periodo la spesa in conto capitale si è invece ridotta, risentendo della flessione degli investimenti dei Comuni. Nel 2011 si è registrato un parziale recupero di quest'ultima tipologia di spesa: sul recupero hanno influito l'accelerazione dei pagamenti per gli investimenti finanziati dai fondi strutturali europei e la misura della Regione che ha previsto la possibilità di un peggioramento del saldo fissato dal Patto di stabilità agli Enti locali, purché compensato dal miglioramento dell'obiettivo programmatico della Regione. Nel corso del 2011 le Amministrazioni locali hanno usato gran parte dei margini di autonomia loro concessi dalla normativa nazionale innalzando le aliquote sui tributi locali per far fronte al calo dei trasferimenti statali. Sulle manovre fiscali della Regione – conclude lo studio della banca d’Italia – ha influito la necessità di recuperare l'equilibrio finanziario del comparto sanitario, in ottemperanza alle previsioni del piano di rientro concordato con il Ministero della Salute”.