Studio della Banca d’Italia sull’economia della Sardegna

Nel 2011 si sono registrate nell’isola “crescenti difficoltà nel superare il prolungato periodo di crisi che ha segnato oltre un triennio. In base ai dati di Prometeia il prodotto interno lordo è rimasto pressoché stabile (-0,2 per cento): il recupero che si era manifestato nel 2010 e nella prima parte dell'anno trascorso si è successivamente interrotto.

Nel 2011 si sono registrate nell’isola “crescenti difficoltà nel superare il prolungato periodo di crisi che ha segnato oltre un triennio. In base ai dati di Prometeia il prodotto interno lordo è rimasto pressoché stabile (-0,2 per cento): il recupero che si era manifestato nel 2010 e nella prima parte dell'anno trascorso si è successivamente interrotto. Hanno pesato il rallentamento ciclico nazionale e internazionale e il peggioramento delle aspettative in concomitanza con l'acuirsi, dall'estate, della crisi dei debiti sovrani. Il livello dell'attività delle imprese, ancora molto distante da quello registrato nel 2007, prima della crisi finanziaria, ha ripiegato nell'ultima parte del 2011. Nel corso dell'anno sono emerse con maggiore intensità crisi aziendali riconducibili in parte a difficoltà strutturali meno recenti ed è peggiorata la già debole situazione finanziaria delle imprese.

Sull'andamento generale – sottolinea lo studio di Palazzo Koch dedicato alla Sardegna – ha inciso la dinamica del settore industriale, caratterizzata dalla flessione della domanda e dal marcato rallentamento dell'attività produttiva negli ultimi mesi dell'anno. Nel comparto delle costruzioni si è confermata la debolezza del mercato immobiliare e la riduzione dei livelli produttivi.

Nella media del 2011, secondo l'indagine della Banca d'Italia sulle imprese industriali, alla tenuta del fatturato si è accompagnata una contrazione dei livelli produttivi e degli investimenti. Le esportazioni al netto del settore petrolifero sono aumentate in misura modesta nella media dell'anno e si sono ridotte negli ultimi due trimestri. Dopo il forte calo del 2008-09, la ripresa delle vendite all'estero della Sardegna è stata molto limitata, sia nel confronto con l'Italia sia in relazione ai risultati di altre regioni europee con caratteristiche simili. Nei servizi l'attività ha rallentato, risentendo del recente indebolimento della capacità di spesa delle famiglie e del deterioramento delle prospettive di ripresa nel corso dell'anno; la domanda rivolta alle imprese del turismo è ulteriormente diminuita”.

In Sardegna “Nella media dell'anno l'occupazione è leggermente cresciuta: a fronte del dato negativo per l'industria e per le costruzioni, sono aumentati gli addetti nei servizi. È proseguito il calo del numero dei giovani occupati; per una quota rilevante delle persone con meno di 35 anni la mancanza di un impiego non si associa ad altre attività di studio o formazione. A dicembre del 2011 il credito bancario ai residenti in regione ha ristagnato rispetto ai 12 mesi precedenti, risentendo della debolezza della domanda del settore non finanziario e della maggiore selettività delle banche”. “La qualità del credito è complessivamente peggiorata. Dopo l'andamento favorevole osservato nel 2010 – prosegue lo studio di Palazzo Koch – il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti alle imprese è bruscamente aumentato e anche gli indicatori prospettici segnalano ulteriori possibili difficoltà nella capacità di rimborso da parte delle aziende. Il tasso di deterioramento dei prestiti alle famiglie è rimasto costante, su valori inferiori alla media nazionale”

“Nel triennio dal 2008 al 2010, la spesa delle Amministrazioni pubbliche locali della Sardegna è aumentata al netto degli interessi dell'1,8 per cento in media all'anno, a fronte di una leggera riduzione per l'insieme delle Regioni a statuto speciale. L'incremento si è concentrato sulle uscite correnti e si è ridimensionato l'ammontare destinato agli investimenti. Nello stesso periodo le entrate tributarie degli enti territoriali regionali, comprensive delle quote dei tributi devoluti dallo Stato, sono cresciute in media del 7,3 per cento all'anno: alla crescita dei tributi della Regione Autonoma si è affiancata la contrazione di quelli delle Province e dei Comuni. L'indebitamento delle Amministrazioni locali, pari a 2,3 miliardi – conclude Bankitalia – è ulteriormente diminuito nell'ultimo anno, dopo il calo del 2010”.