Slow Food blocca a Cremona gli impianti di biogas

CREMONA – L’assemblea della Condotta Slow Food del Cremonese nel sostenere gli agricoltori di piccola e media scala,  che col loro lavoro conservano un patrimonio di biodiversità, e di saperi,  ed operano per preservare il territorio, ha deliberato di rivolgere un appello ai rappresentanti del Governo locale ed alle forze politiche affinché venga applicata una moratoria alla realizzazione ed autorizzazione di impianti di biogas che non siano collocati presso le stalle delle aziende agricole e che superino i 250 KW di potenza.

CREMONA – L’assemblea della Condotta Slow Food del Cremonese nel sostenere gli agricoltori di piccola e media scala,  che col loro lavoro conservano un patrimonio di biodiversità, e di saperi,  ed operano per preservare il territorio, ha deliberato di rivolgere un appello ai rappresentanti del Governo locale ed alle forze politiche affinché venga applicata una moratoria alla realizzazione ed autorizzazione di impianti di biogas che non siano collocati presso le stalle delle aziende agricole e che superino i 250 KW di potenza.

La Provincia di Cremona detiene il record nazionale di impianti di biogas autorizzati, complessivamente 125, con oltre 130 MW di potenza. Ciò significa che il 25% della superficie agricola provinciale sarebbe destinato a produrre mais da utilizzare nell’impianto di biogas: per alimentare un “digestore” da 1 MW occorre ogni giorno l’equivalente di 1 ettaro di terreno coltivato a mais, sottraendo così terreno fertile alla produzione di alimenti umani ed animali.

Anche il bilancio energetico netto è modesto: per coltivare mais serve molta energia fossile (lavorazione del terreno, concimi chimici e pesticidi, diserbanti, irrigazione, trasporti, impatto sulla viabilità durante il raccolto perché possono provenire da un raggio di 70 KM dall’impianto) pari al 75/80% dell’energia verde prodotta. La Condotta del Cremonese, a nome dei propri iscritti, chiede al presidente ed al Consiglio provinciale, alle Istituzioni locali di adottare provvedimenti che fermino quello che dalla Condotta è considerato uno spreco e sostengano l’agroecologia favorendo le iniziative basate sul riuso, il riciclo, il rispetto dell’ambiente, le energie rinnovabili come il microidroelettrico e riportando il biogas al principio originario di valorizzazione di biomasse “non nobili” la cui “digestione” rappresenti un’alternativa a forme di smaltimento costose quali i rifiuti organici domestici, gli scarti della Gdo e quelli agroindustriali fermentescibili .

"Esistono già validissimi esempi di produzioni energetiche 'a ciclo chiuso' che utilizzano liquami agricoli e rifiuti urbani, non sprecando territorio", spiega il fiduciario della Condotta Claudio Rambelli: "Chiediamo una scelta strategica che fermi la definitiva e totale industrializzazione dell’agricoltura e la depauperazione di una risorsa da millenni ritenuta un bene prezioso; che fermi lo scempio ecologico ed economico che regge solo perché fortemente incentivato a danno della collettività ed a vantaggio di pochi. Riteniamo fondamentale puntare sul binomio 'agricoltura-ambiente' e sulla valorizzazione delle produzioni agricole, non basando l’integrazione al reddito solo sull’estensione bensì sulla qualità e sul recupero di sistemi colturali più sostenibili e meno invasivi ma non per questo meno efficienti. Crediamo in una 'multifunzionalità agricola' che riporti gli agricoltori a contato con i consumatori e ricrei i valori delle comunità locali. Ci pare purtroppo – conclude – che la 'multifunzionalità energetica' vada in direzione opposta guidata da lobbies che spesso coincidono con quelle degli Ogm".