Sigarette elettroniche in farmacia, è protesta

Circa 300 persone, tra consumatori e rappresentanti dei produttori, si sono radunate davanti al Parlamento europeo, dove è previsto il voto in plenaria sul testo della nuova direttiva europea sul tabacco, che punta essenzialmente a

Circa 300 persone, tra consumatori e rappresentanti dei produttori, si sono radunate davanti al Parlamento europeo, dove è previsto il voto in plenaria sul testo della nuova direttiva europea sul tabacco, che punta essenzialmente a scoraggiare il fumo considerato dalla Commissione europea "la prima delle cause di rischio evitabile per la salute".

E che provocherebbe 700.000 morti all'anno, contando tutte le possibili malattie correlate al fumo. "Non toccate la mia e-cigarette" e "Comprare i liquidi in farmacia? No grazie", gli slogan esposti su alcuni cartelli dei sostenitori della e-cigarette. Contro la proposta di limitare alle farmacie la vendita dei prodotti per le sigarette elettroniche si sono sono già schierati i 'popolari' del Ppe, i liberal-democratici dell'Alde ed i conservatori dell'Ecr. Secondo i manifestanti, l'idea di equiparare le sigarette elettroniche a presidi medici avrebbe come conseguenza quella di limitare l'accesso al mercato dei piccoli produttori, perché solo i grandi avrebbero i mezzi per affrontare le lunghe procedure necessarie per ottenere le autorizzazioni al commercio.

Nei giorni scorsi il consulente per la salute del Partito popolare, il medico tedesco Peter Liese, ha spiegato la posizione del Ppe spiegando che la sigaretta elettronica "evita i pericoli che vengono dalla combustione" e per questo "è incomprensibile perché la Commissione ed il Consiglio propongano qualcosa che permetta alla gente di comprare prodotti pericolosi come le sigarette in qualsiasi negozietto, mentre la E-Cigarette, che è molto meno pericolosa, potrebbe essere comprata solo in farmacia con prescrizione". Una posizione condivisa dai conservatori.

La manifestazione di oggi davanti al Parlamento europeo è stata sostenuta dall'Ufficio francese per la prevenzione del tabagismo (Oft) e da una associazione indipendente di consumatori della sigaretta elettronica (Aiduce), secondo i quali il forte calo di vendite delle sigarette tradizionali che si è reegistrato in Freancia è stato dovuto proprio al successo della sigaretta elettronica che è stata provata dal 22,6% dei fumatori abituali.

Punti sensibili della nuova direttiva, per quanto riguarda i prodotti tradizionali: le dimensioni degli avvertimenti e delle immagini choc sui pacchetti (è stato proposto che coprano il 75% del pacchetto, probabile che si arrivi ad un compromesso sul 65%), la possibilità di continuare o meno la vendita di sigarette al mentolo, la lista degli additivi utilizzabili, e giù fino alla possibilità di continuare a vendere le sigarette di gomma o cioccolata. Anche il Comitato economico e sociale dell'Ue (il Cnel europeo) chiede all'Europarlamento di respingere la nuova direttiva con cui si vuole regolamentare la vendita di tabacco e sigarette in Europa perché "mette a rischio 1,5 milioni di posti di lavoro senza portare risposte efficaci sul fronte della salute pubblica".

Così il Cese, l'organismo ai gruppi che compongono la società civile organizzata in Europa, non esita a dire 'no' alla proposta di Bruxelles, alla vigilia del voto a Strasburgo che si annuncia estremamente combattuto. Il Cese, pur riconoscendo "che la salute deve avere la meglio su tutte le altre considerazioni di carattere economico", critica l'approccio scelto dalla Commissione europea di intervenire con nuove regole di mercato e non con misure che abbiano come obiettivo la rinuncia graduale a tabacco, in primo luogo campagne e strategie educative da realizzare nelle scuole primarie e secondarie.

"Il tabacco è un prodotto legale che può essere fabbricato e commercializzato nell'Ue – spiega Rodriguez Garcia-Caro, relatore del parere sulla nuova direttiva tabacco approvata dal Comitato – secondo cui introdurre avvertenze sulla salute che coprono quasi la totalità del pacchetto non farà altro che compromettere la protezione dei marchi e della proprietà intellettuale. Immaginate – aggiunge – se sul 75% dell'etichetta di una bottiglia di vino fosse riportato l'avvertimento che bere uccide". Senza contare che "i prodotti finiranno per essere quasi identici per formato e per gusto aprendo grande la porta al contrabbando, con due conseguenze: consumatori ancora più a rischio e un ulteriore ammanco per il fisco che perde già 10 miliardi l'anno".