Sicurezza alimentare, il ruolo del veterinario di confine

Con oltre 7000 km di costa e un mare, il Mediterraneo, che ospita circa 17.000 specie tra pesci, crostacei e alghe, l’Italia continua a manifestare un trend di crescita nelle importazioni di prodotti ittici da paesi europei ed extra UE collocandosi tra i primi posti nell’Unione.

Con oltre 7000 km di costa e un mare, il Mediterraneo, che ospita circa 17.000 specie tra pesci, crostacei e alghe, l’Italia continua a manifestare un trend di crescita nelle importazioni di prodotti ittici da paesi europei ed extra UE collocandosi tra i primi posti nell’Unione.

Nei primi due mesi del 2015 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le importazioni italiane sono aumentate del 14,17% per un totale di oltre 345 milioni di euro spesi e circa 68.000 tonnellate di prodotti ittici introdotti nel Paese (dati Federalimentare). Un’industria, quella ittica, che rappresenta più del 50% delle importazioni di animali vivi, prodotti di origine animale e mangimi, seguita dalle carni con circa il 10% delle spedizioni e dai prodotti di origine animale non destinati al consumo umano con meno del 10% (dati Ministero della Salute). Una campagna informativa dell’Ordine dei Medici Veterinari di Milano racconta la professione di chi, operando in porti e aeroporti, vigila sulla qualità e sul rispetto delle norme comunitarie degli alimenti in entrata, favorendo l’immissione di prodotti non nocivi per il consumatore: il medico veterinario di confine.

Il medico veterinario di confine– Gli alimenti di origine animale come carni, salumi, pesci, molluschi e crostacei, uova, latte, formaggi, yogurt, e miele che arrivano in Italia da paesi UE e da paesi extra UE sono controllati da medici veterinari dislocati in uffici, porti e aeroporti italiani a garanzia della sicurezza sanitaria degli alimenti. Tali controlli sono assicurati dagli Uffici Veterinari per gli Adempimenti Comunitari (UVAC) per gli scambi intracomunitari e dai Posti d'Ispezione Frontaliera (PIF) per le importazioni extracomunitarie, il cui coordinamento è a cura della Direzione Generale della sanità animale e del farmaco veterinario, sulla base delle indicazioni della Direzione Generale della Sicurezza degli alimenti e della nutrizione.

Animali vivi – Per quanto riguarda gli animali vivi, ad esempio, le importazioni risultano essersi ridotte al minimo, a fronte di un aumentato traffico intracomunitario. Gli scambi intracomunitari di animali vivi di interesse agricolo-zootecnico sono limitate a poche spedizioni, mentre sono aumentate, sia in importazioni che  scambio, le spedizioni di animali vivi da compagnia (pet) e di altri animali vivi (scoiattoli, rettili, pesci tropicali, etc). Ogni esemplare d’importazione è sottoposto a visite per individuare eventuali malattie o potenziali rischi di diffusione delle stesse. Nelle apposite strutture di porti e aeroporti arrivano anche animali diretti ai giardini zoologici, rari o protetti, e animali appartenenti ai circhi.

Prodotti ittici – Tra le attività più diffuse del medico veterinario di confine dei PIF relativamente al settore ittico, spiccano i controlli di elevate quantità (circa 10000 tonnellate all’anno immesse nell’UE) di astici vivi americani, che spesso il consumatore scambia per aragoste, che arrivano dal lontano mare del Maine e sono esposti nelle vasche dei supermercati o sui banchi dei ristoranti; i pesci dell’Atlantico come dentici, scorfani, pesci san pietro; quelli provenienti via aerea dai paesi africani e che si trovano nei mercati di strada e non; tonno, in scatola o a fette, spesso lavorato, da paesi lontani come Indonesia e Maldive.

Le carni – La carne bovina è quella più importata, dalla grande distribuzione ai ricercati tagli argentini e brasiliani per la ristorazione. Secondo gli ultimi dati disponibili, le carni bovine rappresentano il 66,7% delle spedizioni, seguite da prodotti a base di carne o frattaglie (10%), frattaglie (9,4%), partite miste di carni e frattaglie (5,7%), carni equine (3%), carni ovi-caprine (2,4%), carni suine (1,9%).  

Prodotti di origine animale – Accanto a uova e latticini, i controlli sono indirizzati anche verso altri prodotti destinati all’alimentazione, come il raro miele australiano o l’olio di pesce per gli integratori. I veterinari di frontiera si occupano anche di prodotti di origine animale non destinati all’alimentazione dell’uomo: piume per giubbotti o cuscini, mangimi per gli animali da compagnia o per gli allevamenti di bovini, suini e pollame, farmaci per gli animali, lana utilizzata per abiti o imbottiture, trofei dei cacciatori, pelli degli animali usate per scarpe o borse, uova fecondate destinate ad essere incubate in Italia per far nascere futuri polli destinati all’alimentazione.

Expo – I rischi sanitari aumentano esponenzialmente in occasione di eventi mondiali come Expo. Attualmente PIF e UVAC sono all’opera perché Expo possa svolgersi in sicurezza e si possano gustare “lobster roll” (panini all'astice) presso il padiglione USA, spiedini di manzo argentini, fugu giapponese, yogurt bielorussi e piatti russi a base di pesce.

L’attività in porti ed aeroporti – In prima istanza viene effettuato un controllo documentale dei certificati veterinari che accompagnano le partite e che sono rilasciati dai veterinari dello stato di origine. I prodotti sono quindi visionati valutando la corrispondenza con la certificazione (è spesso necessario aprire colli, scatoloni e container) e fisicamente analizzati: si valuta l’aspetto generale ed il colore (per esempio dei pesci si osserva l’occhio per capirne la freschezza e si controllano le branchie); si rileva lo stato fisico, si sente la temperatura al tatto e con sonde e si valutano consistenza e odori. Se in Europa è già stata segnalata qualche positività per qualche problema sullo stabilimento di provenienza della partita si procede, secondo legge, ad effettuare ulteriori controlli di tipo analitico. Ma anche se il medico veterinario ha qualche sospetto può decidere comunque di procedere a dei controlli analitici effettuando dei prelievi ed inviandoli per verifiche nei diversi laboratori di riferimento (solitamente gli IZS). I prelievi analitici consistono nel prelevare una quantità di campione ed un numero di aliquote che la legge stabilisce per ogni tipo di indagine. Possono essere effettuati controlli microbiologici a caccia di agenti batterici, controlli chimici per individuare metalli pesanti e per valutare se l'ambiente di origine era inquinato e ha contaminato il prodotto, indagini per verificare la presenza di parassiti, ma anche controlli che stabiliscono se gli animali da cui hanno origine i prodotti siano stati trattati lecitamente.

Profilassi internazionale – I veterinari di confine italiani hanno impedito il diffondersi di patologie come l’influenza aviaria, respingendo o distruggendo carni di pollame potenzialmente contaminate, controllando uova, prodotti a base di uova e volatili provenienti da tutto il mondo. Hanno limitato i danni della mucca pazza continuando a mantenere anche oggi alta l'attenzione nei controlli su carni e produttori. Il medico veterinario di frontiera costituisce una figura fondamentale e indispensabile occupandosi di profilassi internazionale, sicurezza degli alimenti e sanità animale.