Sicilia, agricoltura sociale a Noto

Sono ormai noti i benefici assicurati dall’agricoltura sociale per i soggetti più deboli ed emarginati, specie nel nostro Mezzogiorno. Viene quindi accolto con favore il progetto di inclusione sociale che prende il via a Noto a beneficio di soggetti con sofferenza psichica.

Sono ormai noti i benefici assicurati dall’agricoltura sociale per i soggetti più deboli ed emarginati, specie nel nostro Mezzogiorno. Viene quindi accolto con favore il progetto di inclusione sociale che prende il via a Noto a beneficio di soggetti con sofferenza psichica.

Il protocollo d’intesa, firmato dal locale vescovo Antonio Staglianò, sancisce l’avvio della collaborazione tra la cooperativa sociale “Si può fare”, il consorzio “Cascina Clarabella”, azienda operante nel bresciano, “Natura Iblea” che opera a Ispica (Ragusa), “Ristorazione Oggi” con sede a Milano e il Dipartimento di salute mentale di Siracusa.

L’accordo prevede l'inserimento di 12 persone “svantaggiate” in due terreni messi a disposizione dalla diocesi di Noto. Appena il progetto sarà a regime, sono previste altre assunzioni di risorse umane. Oggetto dell’attività è la trasformazione delle piante, che si svolgerà nell'intero territorio siracusano, in vari centri di lavorazione. I lavoratori coinvolti saranno principalmente i detenuti, per le attività in campo, e le donne immigrate vittime di violenza per le attività di trasformazione e confezionamento.

Nel suo discorso di presentazione dell’iniziativa, il vescovo ha sottolineato l’impegno di un’economia “nuova”, basata sulla condivisione e sull’inclusione sociale di quanti vengono qualificati come “scarto” di una società in cui tutto si compra e tutto si consuma. “Questo progetto oggi diventa realtà – spiega Staglianò – un miracolo più che mai possibile, una moltiplicazione dei pani e dei pesci che nasce dalla nostra capacità di condividere e di solidarizzare con i più deboli di questa nostra terra”.