Settimana della Cultura agroalimentare, la proposta del Cra

Quindici centri e 32 unità di ricerca per 437 progetti di ricerca in atto. Sono alcuni dei numeri del Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA), ente vigilato dal ministero delle Politiche Agricole, alimentari e forestali, e presieduto dal Prof.

Quindici centri e 32 unità di ricerca per 437 progetti di ricerca in atto. Sono alcuni dei numeri del Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA), ente vigilato dal ministero delle Politiche Agricole, alimentari e forestali, e presieduto dal Prof. Giuseppe Alonzo, che in un’intervista a Fieragricola – Veronafiere rilancia l’idea di istituire la “Settimana della cultura agroalimentare: un evento in cui non si parli di cucina, quanto piuttosto di alimentazione e salute, degli aspetti legati ad una idonea nutrizione, per incoraggiare e promuovere modelli educativi corretti. Non dimentichiamo che in Italia il 12% dei bambini soffre di obesità, mentre un numero sempre maggiore di ragazzi è in sovrappeso, con conseguenze preoccupanti per la salute.”

L’attività del CRA prosegue, nonostante i tagli imposti dalla spending review, che ha ridotto del 10% la pianta organica dell’ente. Nel 2012 il CRA ha stanziato “1,5 milioni di euro per assumere attraverso concorso e per un periodo di due anni 36 assegnisti di ricerca – racconta il presidente -. Purtroppo però ci è stato imposto un sistema di turnover bloccato al 20% dei pensionamenti, vale a dire che su 10 pensionamenti, solamente due persone vengono sostituite. E questo crea disequilibri nei team di ricerca, perché quando se ne va il responsabile di un progetto resta orfano l’intero gruppo di lavoro.”

Attraverso i dipartimenti, il CRA individua compiti di indirizzo, di promozione e coordinamento delle attività scientifiche e tecnologiche delle strutture di ricerca su temi complessi che vanno dalla biologia e produzione vegetale, alle produzioni animali, dalla trasformazione e valorizzazione dei prodotti agro-industriali, all’agronomia, le foreste e il territorio. Fra i risultati ottenuti di recente, la diffusione delle conoscenze sulla patata blu, ricca di antociani.

“È sempre esistita in natura – osserva il Prof. Alonzo – ma con pezzature non commercializzabili. Grazie all’attività di ricerca del CRA siamo riusciti ad ottenere una pezzatura commercializzabile di 120-130 grammi. Naturalmente, senza Ogm. Però l’aspetto scientifico non deve essere ostacolato, perché la scienza può servire domani a risolvere un problema. Per queste ragioni la ricerca sugli ogm dovrebbe essere portata avanti.”

Quanto ai progetti futuri, Alonzo ritiene che si debba operare nella direzione di “produrre frutti che siano sempre più graditi al consumatore, quindi o con una inferiore presenza di semi oppure mettendo a punto ibridi che compendino la diverse proprietà di più frutti in unica soluzione, coniugando le qualità nutrizionali di due specie diverse.” La ricerca del CRA è ad ampio spettro e abbraccia anche l’area ingegneristica, con il polo di Treviglio (Bergamo), adibito ai test sulle trattrici agricole.