Roma, beni comuni: s’allarga il fronte contro la vendita di Acea

Sembra ormai cosa fatta la volontà del Comune di Roma, in linea con le normative approvate dopo il voto referendario dal governo Berlusconi e dall’attuale governo Monti, di mettere in vendita un ulteriore 21% della propria quota in Acea spa, preparandosi a rendere effettivo un piano di privatizzazione e dismissione dei servizi pubblici della città di Roma.

Sembra ormai cosa fatta la volontà del Comune di Roma, in linea con le normative approvate dopo il voto referendario dal governo Berlusconi e dall’attuale governo Monti, di mettere in vendita un ulteriore 21% della propria quota in Acea spa, preparandosi a rendere effettivo un piano di privatizzazione e dismissione dei servizi pubblici della città di Roma.

Un ampio comitato di cittadini e associazioni scende in campo contro tale progetto. “Acqua, gestione dei rifiuti, trasporti, energia, cultura, servizi sociali: le basi per una cittadinanza effettiva, diritti inalienabili da garantire in modo universale, strumenti fondamentali per la riduzione delle diseguaglianze, saranno assoggettate alla pura logica del profitto e della rendita finanziaria – si legge in un comunicato. “Ci troviamo di fronte ad un attacco pesantissimo nei confronti della possibilità di costruire un modello di città equa, in cui anche le fasce a basso reddito abbiano accesso ad una buona qualità della vita. Il piano di saccheggio è l’estremo tentativo di mettere le mani sulla città, rendendo ancor più drammatiche le condizioni sociali determinate dalla crisi economica. Se a questo si aggiungono il drastico taglio dei finanziamenti alle politiche sociali, contenuto nel prossimo bilancio, e lo svuotamento delle prerogative dei municipi, il quadro è ancora più chiaro: si tratta di una vera e propria aggressione ai diritti collettivi”.

L’ampio coordinamento, di cui fatto parte – tra gli altri – Arci Solidarietà, Italia Nostra Castelli Romani, Legambiente Lazio, Servizio Civile Internazionale – sottolinea come “la gestione pubblica dei servizi essenziali non va soltanto difesa, ma trasformata in senso democratico e partecipativo: sono i beni comuni la vera base democratica di una città e ai cittadini spetta il diritto e il compito di difenderli e partecipare alla loro gestione. Questo percorso deve iniziare con la ripubblicizzazione del Servizio Idrico di Acea. La Cassa Depositi e Prestiti deve finanziare questo processo e non, come invece vuole il governo, far confluire i risparmi dei cittadini nel processo di mercificazione dei loro stessi diritti attraverso l’ulteriore privatizzazione di Acea e degli altri servizi pubblici. Non è possibile star fermi a guardare mentre viene calpestata senza alcun ritegno la volontà popolare: per questo chiamiamo tutta le persone e le realtà che hanno sostenuto la battaglia referendaria ad una urgente, forte e determinata mobilitazione cittadina”.