Rio+20, una diciassettenne emblema delle richieste popolari

A vent’anni dall’emozionante intervento di una bambina canadese di soli 12 anni, Severn Suzuki, oggi biologa, la quale durante il Summit di Rio del 1992 lasciò tutti a bocca aperta per la sua semplicità e tenacia nel chiedere garanzie per il proprio futuro, è un’altra adolescente ad essersi resa protagonista sul palco dell’Earth Summit di Rio 2012,

A vent’anni dall’emozionante intervento di una bambina canadese di soli 12 anni, Severn Suzuki, oggi biologa, la quale durante il Summit di Rio del 1992 lasciò tutti a bocca aperta per la sua semplicità e tenacia nel chiedere garanzie per il proprio futuro, è un’altra adolescente ad essersi resa protagonista sul palco dell’Earth Summit di Rio 2012, il vertice delle Nazioni unite sullo sviluppo sostenibile, attirando l’attenzione dei relatori internazionali.

E’ la diciassettenne Britney Trifford, coraggiosa ragazza della Nuova Zelanda, la quale in Brasile ha richiamato i grandi del Pianeta ad azioni concrete e urgenti per il benessere della popolazione umana e dell’ambiente. Il tempo passa senza risultati concreti, spiega, “sono confusa e arrabbiata per le condizioni del mondo, dobbiamo lavorare insieme per cambiare. Ci avete promesso di combattere la povertà, lo sviluppo sostenibile, la lotta contro i cambiamenti climatici. Le multinazionali si sono impegnate per rappresentare l’ambiente, il nostro futuro è in pericolo”.

La confusione, ha continuato Britney rivolgendosi ai leader presenti a Rio, è data anche dal fatto che tante delle promesse in campo ambientale sono “già state fatte in passato mentre il nostro futuro è sempre a rischio… siete qui per curare la vostra immagine o per salvarci, per fare un mondo migliore?”. Sotto accusa, in particolare, il Pil, il Prodotto interno lordo quale misuratore di sviluppo. Quando il Pil parla di soldi e non di benessere finisce per restituire una fotografia incompleta, è l’accusa. A muoverla, tra i tanti, è un organismo non proprio di second’ordine: l’Unep, l’agenzia Onu per l’ambiente, che ha scelto il Brasile per parlare dell’Inclusive Wealth Index, l’Iwi, un nuovo strumento in grado di includere valori come lo sfruttamento delle risorse naturali e il benessere percepito dai cittadini.

“Anche se la maggior parte delle economie analizzate, e in generale il mondo, hanno avuto tassi di crescita positivi negli ultimi anni – spiega Pablo Munoz, direttore scientifico del rapporto – uno sguardo più ampio indica che questo è avvenuto ad un prezzo molto alto, di cui si dovrebbe tenere conto nel bilancio dei singoli Stati”.

Il periodo preso in esame per i calcoli è stato quello dal 1990 al 2008 e dalle stime sono in effetti emersi dati interessanti, per esempio come il Sud Africa abbia ridotto le risorse naturali pro-capite del 33% nel periodo considerato, il Brasile del 25%, gli Usa del 20% e la Cina del 17%; solo il Giappone, fra i Paesi presi in considerazione, ha aumentato il proprio capitale naturale grazie a nuove foreste. La presentazione del’Iwi è avvenuta in Brasile proprio in ambito Rio+20.

“La Conferenza di Rio – afferma il direttore esecutivo dell’Unep, Achim Steiner – è un’ottima occasione per smettere di considerare il Pil come l’unica misura della prosperità di un Paese, perché trascura i principali indici di benessere delle persone, oltre allo stato delle risorse naturali di un paese l’Iwi è fra le possibili alternative che i leader mondiali potrebbero prendere in considerazione”.