Rifiuti, trasformati in css e usati in cementifici e centrali

L'utilizzo di rifiuti – sicuri e trattati – come Combustibile solido secondario (Css) per alimentare cemetifici e centrali termoelettriche che bruciano combustibile solido come il carbone. Cio' utilizzando, pero', per la produzione del Css-Combustibile solamente i rifiuti urbani e i rifiuti speciali, purche' non pericolosi.

L'utilizzo di rifiuti – sicuri e trattati – come Combustibile solido secondario (Css) per alimentare cemetifici e centrali termoelettriche che bruciano combustibile solido come il carbone. Cio' utilizzando, pero', per la produzione del Css-Combustibile solamente i rifiuti urbani e i rifiuti speciali, purche' non pericolosi. Una relazione di produttori ed utilizzatori del Css ogni 30 aprile e un Comitato di vigilanza e controllo, composto da nove membri esperti nella materia, istituito presso il ministero dell'Ambiente.

Questi i punti principali del decreto ministeriale pubblicato oggi in Gazzetta ufficiale e che adotta un regolamento che consentira' – in estrema sintesi – di utilizzare combustibile derivato da rifiuti in cementifici e centrali termoelettriche. Misura che consentira', di fatto, di alleggerire la pressione nelle aree dove e' in corso un'emergenza rifiuti con l'esigenza di inviarli a impianti di trattamento, magari insufficienti. Una misura presa "considerato che in Italia esiste un mercato per la produzione e l'utilizzo di determinate tipologie di combustibili solidi secondari (Css)", si legge nel testo.

E inoltre decisa ritenendo "necessario promuovere la produzione e l'utilizzo di combustibili solidi secondari da utilizzare, a determinate condizioni, in sostituzione di combustibili convenzionali per finalita' ambientali". L'utilizzo di combustibili solidi secondari (Css) in centrali termoelettriche e cementifici ha "l'obiettivo di contribuire alla riduzione delle emissioni inquinanti, ivi incluse le emissioni di gas climalteranti" e guardando "all'incremento dell'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili mediante un utilizzo sostenibile a scopi energetici della biomassa contenuta nei rifiuti, ad un piu' elevato livello di recupero dei rifiuti, nel rispetto della gerarchia di trattamento dei rifiuti".

Un passo preso "ritenuto necessario incoraggiare la produzione di combustibili solidi secondari (Css) di alta qualita', aumentare la fiducia in relazione all'utilizzo di detti combustibili e fornire, con riferimento alla produzione e l'utilizzo di detti combustibili chiarezza giuridica e certezza comportamentale uniforme sull'intero territorio nazionale". Nel testo si indicano "i criteri specifici da rispettare affinche' determinate tipologie di combustibile solido secondario (Css) cessano di essere qualificate come rifiuto". Si specificano poi "le procedure e le modalita' affinche' le fasi di produzione e utilizzo del Css-Combustibile", comprese "le fasi propedeutiche alle stesse, avvengano senza pericolo per la salute dell'uomo e senza pregiudizio per l'ambiente, e in particolare senza creare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo e per la fauna e la flora; causare inconvenienti da rumori e odori; danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente".

Per "cementificio" si intende un impianto di produzione di cemento avente capacita' di produzione superiore a 500 tonnellate/giorno di clinker, mentre per "centrale termoelettrica" si intende impianto di combustione con potenza termica di combustione di oltre 50 MW. Il Css-Combustibile e' prodotto esclusivamente in impianti autorizzati, spiega il decreto, e per la produzione del Css-Combustibile sono utilizzabili solamente i rifiuti urbani e i rifiuti speciali, purche' non pericolosi. Il produttore adotta un sistema di gestione per la qualita' del processo di produzione del Css-Combustibile finalizzato al monitoraggio e controllo, tramite procedimenti documentati.

In attesa del trasporto all'impianto di utilizzo, il Css-Combustibile e' depositato e movimentato esclusivamente nell'impianto in cui e' stato prodotto e nelle aree pertinenziali dello stesso. Il deposito e la movimentazione presso il produttore avvengono in modo tale da evitare spandimenti accidentali e contaminazione di aria, acqua, suolo; evitare fenomeni di autocombustione o di formazione di miscele esplosive; prevenire e minimizzare la formazione di emissioni diffuse e la diffusione di odori. Il deposito non puo' avere durata superiore a sei mesi dalla data di emissione della dichiarazione di conformita'.

Trascorso tale periodo, il Css-Combustibile depositato nelle aree pertinenziali dell'impianto di produzione e' gestito come un rifiuto. Entro il 30 aprile di ogni anno ogni produttore trasmette la tipologia e le quantita' di rifiuti in ingresso all'impianto di produzione del Css-Combustibile, suddivisi per codice Cer; le quantita' di Css-Combustibile prodotte, classificate e caratterizzate; la tipologia e le quantita' di residui derivanti dal processo di produzione del Css-Combustibile, suddivisi per destini finali; i risultati delle analisi dei sottolotti e dei lotti di Css-Combustibile effettuate; la quota biodegradabile contenuta nei lotti di Css combustibile con facolta' di indicarla anche solamente tramite attribuzione, in modo forfettario, in base alla normativa applicabile; i dati identificativi degli utilizzatori del Css-Combustibile.

Entro il 30 aprile di ogni anno ciascun utilizzatore del Css-Combustibile ne trasmette il quantitativo utilizzato, espresso in unita' di peso e suddiviso secondo le caratteristiche di classificazione; i dati identificativi dei produttori del Css-Combustibile utilizzato; i risultati delle caratteristiche di classificazioni riferite ai sottolotti e delle eventuali ulteriori analisi dei lotti effettuati dall'utilizzatore; la percentuale di sostituzione di combustibili fossili con descrizione e quantificazione della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, conseguente all'utilizzo del Css-Combustibile.

E' istituito presso il ministero dell'Ambiente, senza oneri a carico della finanza pubblica ne' compensi o indennita' per i componenti, un Comitato di vigilanza e controllo, composto da nove membri esperti nella materia, nominati con decreto del ministro dell'Ambiente e e designati rispettivamente: due dal ministro dell'Ambiente della Tutela del territorio e del mare, tra cui il presidente del predetto Comitato; uno dal ministro dello Sviluppo economico; quattro dalle associazioni imprenditoriali maggiormente rappresentative dei gestori degli impianti di produzione ed utilizzatori del Css-Combustibile; uno dalle associazioni ambientaliste maggiormente rappresentative a livello nazionale; uno dal Comitato termotecnico italiano (Cti).