Ricerca, le emozioni decidono cosa mangiare

Recenti ricerche condotte negli Stati Uniti rivelano che le emozioni influenzano il nostro modo di mangiare e che sentirsi giù di morale o essere allegri non sono aspetti secondari nella scelta dei diversi tipi di cibo.

Recenti ricerche condotte negli Stati Uniti rivelano che le emozioni influenzano il nostro modo di mangiare e che sentirsi giù di morale o essere allegri non sono aspetti secondari nella scelta dei diversi tipi di cibo. Per esempio, tra un graspo di uva fresca e dei dolcetti al cioccolato, è più probabile che il primo venga scelto da una persona allegra invece che da una triste, la quale anzi probabilmente opterà per i dolciumi.

Ma l'elemento più interessante emerso dallo studio è che anche le persone giù di morale possono ancora essere condotte a mangiare sano se influenzate da costrutti temporali che suggeriscano loro di focalizzarsi su qualcos'altro rispetto al presente. Il solo pensare a quel che ci rende felici produce un aumento fino al 77% nel consumo di alimenti sani. Buono a sapersi per chi deve vendere ortofrutta.

Lo studio Gli studiosi si sono dunque interrogati sul perché le persone giù di corda optino preferenzialmente per cibi poco salutari e perché invece meglio ci si sente e meglio si mangia. Il motivo di questi comportamenti ha a che vedere sia con il modo in cui le persone reagiscono alle emozioni, sia con la prospettiva temporale. In linea di principio, infatti, una persona che si senta a disagio o che si trovi in una condizione di spirito negativa sa che c'è qualcosa che non va e tenderà a focalizzarsi su un corto "raggio d'azione": qui e ora.

Un simile atteggiamento finisce inevitabilmente con il mettere in primo piano le caratteristiche puramente sensoriali del cibo, senza porsi la questione – più "astratta" e "lontana" – di quanto esso sia nutriente o salutare. In modo analogo, quando una persona è serena e in buona disposizione di spirito, tenderà ad avere una prospettiva più ampia, focalizzando su aspetti concettuali degli alimenti, incluso appunto il loro risvolto salutistico.

In quattro diversi esperimenti, i ricercatori hanno analizzato un totale di 787 persone di diversa età: tutte le indagini hanno mostrato una tendenza delle persone a valutare più positivamente i cibi di tipologia "auto-indulgente" (dolciumi o simili) dopo la lettura di storie tristi, mentre i soggetti con un atteggiamento positivo hanno manifestato il desiderio di mantenersi in salute anche in tarda età. Ulteriori indagini hanno posto in correlazione queste risultanze con la prospettiva temporale delle persone e con i loro pensieri correlati alla scelta di cibi, distinti per "golosità" contro "salubrità".