RASSEGNA/ Il Biofach e il biologico globale

Siamo certi che a Norimberga dal 16 al 19 febbraio si terrà un’altra edizione di grande successo di Biofach. Ci sono tutte le premesse. La principale di queste premesse non sono il chilometro zero e i farmer’s markets ma al contrario è il biologico globale ovvero il fatto che il fenomeno dei consumi bio si è globalizzato ancora di più nell’ultimo anno e macina cifre sempre più importanti.

Piaccia o no, questo è un dato di fatto. E andrebbe analizzato a fondo nel suo rapporto con il biologico locale, con l’indispensabile legame del prodotto bio al territorio o ai territori. In breve, non esiste il prodotto biologico globale (anche se una certa tendenza è in atto nell’industria alimentare), esistono tanti prodotti biologici legati ai territori: alla fine però, tutti questi prodotti inevitabilmente si confrontano nel mercato globale, fanno i conti sia con le logiche della distribuzione sia con la cultura, sempre più globalizzata, che condiziona le scelte del consumatore. Viviamo un’epoca di ribaltamenti e di novità. Per questo una fiera come Biofach, aperta al mondo, diventa ancora più interessante, può aiutare a capire dove stiamo andando.

Prima di Biofach c’è un appuntamento la cui importanza torniamo a sottolineare: l’assemblea dei produttori biologici dell’8-9 febbraio, convocata a Milano dalla Sezione soci produttori di Federbio. Essa è stata preceduta, nelle principali regioni italiane, da assemblee che hanno dato vita a vivaci dibattiti sulle questioni cruciali che toccano la produzione: l’aggregazione e la concentrazione dell’offerta, la redditività, la scelta della rete distributiva, la valorizzazione e la promozione. Il nodo cruciale è proprio la modalità con cui il produttore può agganciare un mercato che, al di là di qualche nicchia, ha le caratteristiche che si sottolineavano prima.

Il piccolo produttore italiano va aiutato in tutti i modi ad agganciare il mercato nella maniera più adeguata, più efficace, più conveniente sotto il profilo dei costi da una parte e della redditività dall’altra. Se non si risolve questo rebus continuerà, non solo in Italia, ma in tutta Europa, la tendenza alla diminuzione delle aziende produttrici. Se si dà uno sguardo al mondo, infatti, le aziende europee sono scese al 16% del totale battute dall’Africa (34%), dall’Asia (29%) e dall’America Latina (19%). Oggi ciò che accade lontano si ripercuote inevitabilmente su ciò che ci sta vicino, nulla è più tanto lontano per non condizionarci. La fortuna di logiche diverse e pure di attualità, come appunto chilometro zero e farmer’s market, non può essere un ritorno all’economia chiusa di molti anni fa, addirittura di secoli fa, ma la creazione di veri e propri “distretti” territoriali organizzati, tesi alla salvaguardia e alla valorizzazione delle tipicità grazie anche ad accordi con la moderna distribuzione: una formula non facile ma possibile e qua e là sperimentata con successo.

(Antonio Felice – editor@greenplanet.net)