Rapporto Cnel, le conseguenze sociali della disoccupazione

E’ stato presentato il Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro che sottolinea le "conseguenze sociali allarmanti".

E’ stato presentato il Rapporto del Cnel sul mercato del lavoro che sottolinea le "conseguenze sociali allarmanti". Dal 2008 al 2012 si sono persi un milione di posti di lavoro e due milioni di cittadini sono in grave difficoltà a trovare lavoro, esattamente "l'area della difficoltà occupazionale".

L'aumento e' soprattutto concentrato nel Sud. Per riportare il tasso di disoccupazione all'8% entro il 2020, il tasso di crescita del Pil dovrà superare il 2% all'anno. Nel Rapporto Cnel sul mercato del lavoro si evidenzia che l'Italia negli anni di crisi ha perso circa 750.000 posti di lavoro ma, sostiene il Cnel, "se l'occupazione fosse diminuita quanto il Pil, le perdite sarebbero oggi pari a 1.870.000 occupati".

La sovrapposizione di un forte rialzo dell'offerta di lavoro accompagnato da una contrazione del numero di occupati – spiega il Cnel – ha determinato un incremento significativo della disoccupazione che ha superato il 12%. ''L'evoluzione del mercato del lavoro italiano – prosegue il Rapporto – suggerisce che parte dell'aumento del tasso di disoccupazione sia di carattere strutturale. Vi è il rischio che molti di coloro che sono stati espulsi dal mercato, o non sono neanche riusciti ad entrarvi, restino a lungo fuori dal processo produttivo. Il deterioramento del capitale umano legato alla persistenza ai margini del mercato determina una grave perdita per il lavoratore e per la società nel complesso''.

La partecipazione e' aumentata in modo non omogeneo anche dal punto di vista territoriale, con una crescita piu' marcata nel Mezzogiorno, dove nella maggior parte dei casi si e' tradotta in un passaggio dallo stato di inattivita' alla disoccupazione. Si e' quindi ulteriormente ampliato il divario tra Nord e Sud del Paese. '

'Affiancando ai disoccupati anche gli inattivi disponibili a lavorare e coloro che ricercano non attivamente – sottolinea il Cnel – si ottiene una misura piu' ampia dei lavoratori che potrebbero essere inseriti nel circuito produttivo. L'offerta di lavoro "potenziale" cosi' calcolata aumenta fra il 2008 e il 2012 di ben 900.000 persone, invece delle 550.000 della definizione standard delle forze di lavoro''.