Radicchio, è l’anno del variegato di Castelfranco

E' l'anno del radicchio Igp variegato di Castelfranco; le richieste di superfici da destinare alla sua coltivazione sono aumentate del 60 percento. Il presidente del Consorzio di tutela, Paolo Manzan, evidenzia il trend per sottolineare come sia crescente l'interesse per i radicchi certificati, garantiti, coltivati con buone pratiche agricole, rispettose dell'ambiente e della sua biodiversità.

E' l'anno del radicchio Igp variegato di Castelfranco; le richieste di superfici da destinare alla sua coltivazione sono aumentate del 60 percento. Il presidente del Consorzio di tutela, Paolo Manzan, evidenzia il trend per sottolineare come sia crescente l'interesse per i radicchi certificati, garantiti, coltivati con buone pratiche agricole, rispettose dell'ambiente e della sua biodiversità.

A fine stagione si dovrebbero superare, stando alle previsioni, abbondantemente i 60 mila quintali, dei quali una percentuale interessante è Igp, coltivata tra le province di Treviso, di Padova e di Venezia. Le richieste sono importanti, con prezzi tendenzialmente stabili.

Il variegato di Castelfranco (o semplicemente variegato), la “rosa che si mangia”, ha una storia più che secolare. Nasce sul finire dell'Ottocento dall'incrocio tra il radicchio di Treviso (Cichorium intybus) e cicoria scarola (Cichorium indivia). Nel frattempo è stato migliorato geneticamente sino all'attuale  produzione che è un vanto dell'orticoltura  veneta e trevigiana, in particolare.

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