Pubblicato dall’Inea l’Annuario dell’agricoltura italiana

La nostra agricoltura nel 2012 risente dell'andamento recessivo che ha colpito il Paese, con il valore della produzione agricola poco al di sotto dei 50,5 miliardi di euro correnti (+1,8%), il brusco ridimensionamento, in termini reali, dell'attivita' produttiva (-1,9% dei consumi intermedi) e la netta

La nostra agricoltura nel 2012 risente dell'andamento recessivo che ha colpito il Paese, con il valore della produzione agricola poco al di sotto dei 50,5 miliardi di euro correnti (+1,8%), il brusco ridimensionamento, in termini reali, dell'attivita' produttiva (-1,9% dei consumi intermedi) e la netta riduzione del valore aggiunto agricolo (-4,4%).

Gli andamenti negativi sono stati mitigati dall'incremento dei prezzi dei prodotti del settore primario (+5,2%), mantenendo stabile al 2% il peso relativo dell'intera branca sul Pil nazionale. Il 2012 ha visto un forte ridimensionamento degli investimenti aziendali (-9,6% degli investimenti fissi lordi) e cambiamenti nella struttura del credito. Variazioni positive del valore aggiunto (+3,4% a prezzi correnti; +0,5% a valori concatenati) si sono registrate invece per l'industria alimentare, caratterizzata da una crescita del fatturato del +2,3%, dovuta in prevalenza alla performance del mercato estero (+5,6% dell'indice di fatturato di riferimento).

Comunque bene le esportazioni del made in Italy, in particolare vini (soprattutto gli spumanti con +15,8% rispetto al 2011), prodotti dolciari (+15,2%), salumi e formaggi. Rimane invariato il numero degli occupati, pari a circa 850.000 persone, di cui il 29% rappresentato da donne. Si conferma alto il livello di lavoro irregolare, quasi un quarto del totale. A livello regionale, la riduzione delle entrate è stata parzialmente bilanciata dall’incremento degli incassi tributari, le ulteriori esigenze sono state coperte con le anticipazioni di cassa.

Tuttavia, a conferma della situazione che si è venuta a creare, i saldi del conto consolidato di cassa delle Regioni e delle Province autonome hanno mostrato un progressivo peggioramento, riducendosi sensibilmente tra il 2010 e il 2011 (-686 milioni di euro). Sul versante della spesa, le misure di contenimento previste dal Patto di stabilità interno (Psi) per le Rso, discusso contestualmente alla manovra di finanza pubblica8, hanno previsto poi ulteriori restrizioni.

Peraltro, da uno studio effettuato dalla Corte dei conti sulle manovre del periodo 2008-12, si può vedere che, a causa dei diversi meccanismi di spesa che si attuano in funzione dei diversi ordinamenti giuridici, l’effetto cumulato del carico degli obiettivi del Psi e del taglio delle risorse è stato maggiore per le Rso nel 2011, mentre per le Rss ha preso consistenza solo a partire dal 2012. Lo strumento della riduzione strutturale del debito pubblico adottato dal governo, sotto la pressione delle decisioni assunte in sede europea, e in particolare le scelte attuate in Italia con l’assegnazione del “rango costituzionale” al principio del pareggio di bilancio e il coinvolgimento di tutta la pubblica amministrazione al vincolo di sostenibilità del debito, non hanno facilitato il compito delle amministrazioni regionali.

L’amministrazione regionale si è trovata dunque, da un lato, a fronteggiare i nuovi limiti di spesa e i maggiori vincoli di bilancio, dall’altro, a far fronte agli impegni assunti con la programmazione, principalmente quella collegata ai fondi europei, e alle richieste di rilancio dell’economia provenienti dal settore agricolo, in particolare dalle organizzazioni professionali e dai diversi gruppi di pressione operanti localmente, a ragione del ruolo acquisito come soggetto coordinatore delle politiche attuate sul territorio.

La presenza e la dominanza di una programmazione comunitaria, in fase di piena attuazione, hanno comunque permesso al settore agricolo di beneficiare di risorse che si sono mostrate ancora una volta capaci di incidere in maniera anticiclica sugli andamenti generali