Popolazione italiana, saldo negativo

Più di un quarto della popolazione italiana risiede al Nord-ovest, lo afferma l'Istat nel Bilancio demografico.

Più di un quarto della popolazione italiana risiede al Nord-ovest, lo afferma l'Istat nel Bilancio demografico. La distribuzione della popolazione residente per ripartizione geografica è pressoché stabile rispetto all'anno precedente e assegna ai comuni delle regioni del Nord-ovest 16.110.977 abitanti (26,6% del totale), a quelli del Nord-est 11.643.601 abitanti (19,2%), al Centro 12.067.803 (19,9%), al Sud 14.110.771 (23,3%) e alle Isole 6.732.399 abitanti (11,1%).

In valore assoluto tutte le ripartizioni presentano un calo di popolazione. I maggiori decrementi percentuali si rilevano nelle Isole (-0,34%) e al Sud (-0,28%), al di sopra della variazione a livello nazionale pari a -0,21%. La popolazione straniera risiede prevalentemente nel Nord e nel Centro, che registrano la stessa incidenza percentuale sul totale dei residenti (10,6%).

Nel Mezzogiorno la presenza straniera resta più contenuta nonostante la crescita: quattro residenti stranieri per cento abitanti nel Sud e 3,3 nelle Isole. Il primato delle presenze, in termini assoluti, va alle regioni del Nord-ovest con 1.715.734 residenti, pari al 34,1% dei residenti stranieri. Uno straniero su quattro risiede nelle regioni del Nord-est, che ne contano 1.231.541, così come nelle regioni del Centro (1.278.594). Nel Sud e nelle Isole gli stranieri residenti sono rispettivamente 569.666 (11,3% degli stranieri residenti in Italia) e 230.617 (4,6%). Le ripartizioni del Nord sono le uniche in cui si rileva un decremento della popolazione straniera residente (-0,6% nel Nord-ovest e -1,6% nel Nord-est); il calo e' dovuto in gran parte all'aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana.

Negativo il saldo della popolazione; continua la diminuzione del numero dei nati in atto dal 2008, nel 2015 non raggiunge il mezzo milione (485.780). Le nascite sono state 16.816 in meno rispetto all'anno precedente (-3,3%) e più di 90 mila in meno negli ultimi sette anni. Il calo si registra in tutte le ripartizioni ma è più accentuato nelle regioni del Centro (-4,7% rispetto all'anno precedente).

I dati sono del Bilancio demografico nazionale diffuso oggi dall'Istat. La concomitanza tra la crisi economica e la diminuzione delle nascite, ravvisabile in quasi tutti i paesi europei, suggerisce un legame tra i due fenomeni. Lo stesso può dirsi per la diminuzione dei matrimoni, registrata proprio a partire dal 2008. Gli effetti della congiuntura economica sfavorevole sulla natalità vanno a sommarsi nel nostro Paese a quelli strutturali, dovuti alle importanti modificazioni della popolazione femminile in età feconda. Si registra una progressiva riduzione delle potenziali madri dovuta da un lato all'uscita dalle età riproduttive delle generazioni molto numerose nate all'epoca del baby-boom, dall'altro all'ingresso di contingenti di donne sempre meno numerosi, per effetto della prolungata diminuzione delle nascite a partire dalla metà degli anni '70.

Sono circa 200 le nazionalità presenti nel nostro Paese, per oltre il 50% (oltre 2,6 milioni di individui) si tratta di cittadini di un Paese europeo. La cittadinanza maggiormente rappresentata è quella rumena (22,9%) seguita da quella albanese (9,3%). Lo rende noto l'Istat, nel bilancio demografico nazionale 2015.

Il movimento migratorio con l'estero mostra un saldo positivo di circa 133 mila unità, seppure in flessione rispetto agli anni precedenti. Restano stabili le iscrizioni dall'estero, pari a 280.078 e per il 90% riferite a stranieri. Le cancellazioni per l'estero sono invece in aumento, superano le 100 mila per gli italiani (di nascita e naturalizzati) mentre sono quasi 45 mila per gli stranieri.

Si conferma la maggiore attrattività delle regioni del Nord e del Centro, verso le quali si indirizzano i flussi migratori provenienti sia dall'estero sia dall'interno. Prosegue infine la crescita delle acquisizioni di cittadinanza: ammontano a 178 mila i nuovi cittadini italiani nel 2015.