Pesca di Leonforte IGP, nuova prelibatezza

Tutela della biodiversità e dell’identità territoriale: due principi che possono spiegare la Pesca di Leonforte IGP, un prodotto di nicchia made in Sicily che presenta aspetti meno conosciuti, quale la tecnica di coltivazione “insacchettata”.

Tutela della biodiversità e dell’identità territoriale: due principi che possono spiegare la Pesca di Leonforte IGP, un prodotto di nicchia made in Sicily che presenta aspetti meno conosciuti, quale la tecnica di coltivazione “insacchettata”.

Questo frutto definito tardivo, in quanto raccolto da settembre a novembre, è espressione di eccellenza di un sistema delle DOP e IGP che a livello europeo conta ben 1336 IG food, figli del forte legame tra prodotti e territorio di origine e di un sistema produttivo che premia l’economia del territorio e concede garanzie ai consumatori su tracciabilità e sicurezza alimentare, oltre a tutelare l’ambiente, gli ecosistemi e le biodiversità.

La Sicilia, in questo, rappresenta una vera eccellenza ed è una delle cinque regioni più importanti d’Italia per i prodotti certificati a Denominazione di origine protetta e Indicazione geografica protetta. Sono infatti 17 DOP e 12 IGP a garantirle un primato nazionale – è prima tra le IG food italiane per numero di oli d’oliva registrati dalla Comunità Europea (6) e seconda per prodotti ortofrutticoli (16).  La Pesca di Leonforte non è una IGP che gioca il suo primato sulla quantità, bensì sulla particolarità della sua coltivazione, espressione più autentica di una tutela della biodiversità e di una identità territoriale ben definita.

Qualche dato relativo a questa IG: la produzione media annua è di 400 tonnellate e di queste solo la metà o meno è destinata a diventare IGP. A coltivarla 20 produttori aderenti al Consorzio di Tutela, mentre la distribuzione avviene per il 90% in Italia, soprattutto grazie a grandi catene della GDO, tuttavia forniture sono state inviate altresì in Germania e, per la prima volta, a Dubai.

A rendere così particolare questa produzione – tipica della zona centrale della Sicilia ove si susseguono rilievi e vallate con aree pianeggianti e colline tra i 200 e i 1000 metri slm e che comprende  Leonforte ma anche Assoro, Agira, Enna, Calascibetta – è la tecnica di coltivazione “insacchettata”, nata negli anni Settanta per ovviare ad un inconveniente fitosanitario: la presenza della mosca mediterranea e la mancanza all’epoca di trattamenti antiparassitari conosciuti per combatterla, furono la chiave di svolta nella coltivazione di questo frutto. Per proteggerlo un imprenditore agricolo si inventò l’utilizzo di sacchetti di carta pergamena in cui avvolgerli: il buon esito di tale pratica sul mantenimento del frutto fu di ispirazione per tutti gli altri coltivatori e oggi rappresenta il tratto distintivo di questa pesca, oltre alla tempistica di raccolta che è tardiva rispetto alle altre cultivar di pesche italiane.

photo credit to naturalmenteleonforte.it