Per i mangimi è stop agli additivi

Sono quasi duemila gli additivi per mangimi che a partire dal 10 aprile non possono essere utilizzati come aromatizzanti e stimolanti dell’appetito. Lo stabilisce un regolamento della Commissione Ue (il 230/2013) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 marzo.

Sono quasi duemila gli additivi per mangimi che a partire dal 10 aprile non possono essere utilizzati come aromatizzanti e stimolanti dell’appetito. Lo stabilisce un regolamento della Commissione Ue (il 230/2013) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 marzo.

Questi additivi, che vanno dalla tintura di frassino al concentrato di unghia di gatto, dal benzoato di prenile all’ottaacetato di saccarosio, erano autorizzati a tempo indeterminato da una vecchia direttiva del 1970. Successivamente un regolamento del 2003 tornava sull’argomento, stabilendo che per continuare ad utilizzare questi additivi le industrie produttrici avrebbero dovuto presentare una richiesta di autorizzazione.

Ma di richieste, in dieci anni, non ne sono arrivate e questi additivi non potranno più essere utilizzati. Salvo un periodo transitorio entro il quale potranno essere esaurite le scorte eventualmente esistenti. E nulla vieta che si possano anche in seguito richiedere le necessarie autorizzazioni per i prodotti ritenuti ancora utili. Ma il disinteresse che i produttori hanno dimostrato in questi anni, rinunciando a richiedere le autorizzazioni, dimostra che la gran parte di queste molecole non viene utilizzata.

Continuano al contrario ad essere autorizzati alcuni prodotti, solo poche decine, destinati all’utilizzo nei mangimi per cani e gatti. L’aver azzerato l’elenco degli appetibilizzanti destinati agli animali in produzione zootecnica può essere interpretato come un passo avanti per migliorare la qualità e la sicurezza dei prodotti di origine animale. Un ulteriore tassello che va ad aggiungersi ad altri, ancora più importanti, come la moratoria all’uso di antibiotici come promotori della crescita o all’impiego per gli stessi fini degli ormoni o dei beta-agonisti.

A questa ultima categoria appartiene la ractopamina, il cui impiego è vietato nella Ue già dal 1996, ad eccezione di alcuni impieghi terapeutici. Ma in altri Paesi non appartenenti alla Ue questo farmaco è utilizzato per migliorare la resa del mangime e ridurre nelle carni il contenuto in grassi. Una recente indagine svolta da Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha però evidenziato che i limiti di ractopamina ammessi come residui nelle carni vanno riveduti per escluderne ogni riflesso negativo per l’uomo.