Pane, calano i consumi ma non i prezzi

Evidentemente è fondato il vecchio adagio “il pane è da ghiotti”. A leggere i dati verrebbe da pensare così. Continua a scendere nella penisola, infatti,  il consumo di pane.

Evidentemente è fondato il vecchio adagio “il pane è da ghiotti”. A leggere i dati verrebbe da pensare così. Continua a scendere nella penisola, infatti,  il consumo di pane. Ad oggi, secondo ultimi studi, ogni persona mangia due rosette piccole al giorno o due fette di pane. Cosa ha determinato questo brusco cambiamento nel rapporto tra gli italiani ed il prezioso alimento, pezzo forte della Dieta mediterranea? La risposta è quella in voga da tempo, la crisi. Dati alla mano il trend dei consumi pro capite segna una diminuzione che parte dal 1980 con un consumo di 230 grammi al giorno per poi passare nel 1990 a 197 grammi, nel 2000 a 180 grammi, nel 2010 a 120 grammi e nel 2012 a 106 grammi per arrivare a meno di 100 grammi già nel 2013. 

Il contenimento dei consumi è senza dubbio dovuto soprattutto al cambiamento delle abitudini alimentari ma anche al fatto che più di quattro italiani su dieci (42 per cento) mangiano il pane avanzato dal giorno prima, con una crescente, positiva tendenza a contenere gli sprechi. Diversi i rimedi utilizzati per evitare quello che una volta veniva considerato un vero sacrilegio, con il 44 per cento degli italiani lo surgela, il 43 per cento lo grattugia il 22 per cento lo dà da mangiare agli animali mentre nel 5 per cento delle famiglie il pane non avanza mai. Ben il 24 per cento gli italiani  impiega il pane raffermo per la preparazione di particolari ricette che vengono spesso dalla tradizione contadina.  

Complessivamente la spesa familiare per pane, grissini e cracker  in Italia ammonta a quasi 8 miliardi all’anno ma  ad essere preferito è pur sempre il pane artigianale, che costituisce l’88 per cento del mercato ma con un consumo in costante calo. Cresce di continuo, invece, la domanda di prodotti i sostitutivi del pane come  cracker, grissini e pani speciali. 

Il prezzo del pane è peraltro fortemente variabile lungo lo stivale con valori che raddoppiano tra Napoli, dove costa 1,90 euro al chilo, e Bologna dove si spende 3,95 euro al chilo, mostrando una incredibile variabilità tra le diverse città con valori che variano tra i 3,51 euro al chilo a Milano, 2,66 a Torino, 2,71 euro al chilo a Palermo, 2,48 a Roma e 2,83 a Bari, secondo una analisi sui prezzi relativi al novembre 2014.

Negli ultimi anni si è peraltro assistito ad un ritorno al passato con oltre 16 milioni gli italiani che  almeno qualche volta preparano il pane in casa. Resistono però i pani tipici locali in un Paese come l’Italia che può contare su oltre 300 varietà, dalla  "Ciopa" del Veneto al "Pane cafone" della Campania, dal "Perruozzo" del Molise al "pan rustegh" della Lombardia. Non va dimenticato peraltro che l’Italia vanta anche 5 tipi di pane riconosciuti addirittura  dall’Unione europea: Coppia ferrarese (Igp), Pagnotta del Dittaino (Dop), Pane casareccio di Genzano (Igp), Pane di Altamura (Dop) e il Pane di Matera (Igp). 

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