Operazione “Arbequino”, sequestro di ottomila tonnellate di olio

La Guardia di Finanza di Siena ha dato notizia attraverso un dettagliato comunicato stampa di una brillante operazione di contrasto alle frodi nel settore oleario condotta in collaborazione con l’Ispettorato controllo della qualità e repressione delle frodi e l’Agenzia delle Dogane.

La Guardia di Finanza di Siena ha dato notizia attraverso un dettagliato comunicato stampa di una brillante operazione di contrasto alle frodi nel settore oleario condotta in collaborazione con l’Ispettorato controllo della qualità e repressione delle frodi e l’Agenzia delle Dogane. Oltre al sequestro dell’olio sono stati .arrestati per associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio aggravata il titolare dell’azienda olearia valpesana, il direttore amministrativo, il chimico ed un addetto alle vendite. raggiunti da misura cautelare altri due dipendenti denunciati anche per violazione di sigilli e frode processuale.

Sono state sequestrate quindi oltre 8.000 tonnellate di olio d’oliva ottenuto da illecita miscelazione con materie prime di categoria inferiore o con altra provenienza geografica. L’operazione porta il nome di una varietà di olive da olio (Arbequìn) molto diffusa oggi in Andalusia, caratterizzata per la sua alta e costante produttività oltre che per le buone caratteristiche organolettiche, il cui prodotto è stato utilizzato per compiere le frodi.

L’indagine nasce da un accesso eseguito nel 2011 dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Siena, nell’ambito delle operazioni di apertura di una verifica fiscale, nei confronti dell’Azienda Olearia Valpesana S.p.A., con sede e stabilimento in Castellina Scalo nel Comune di Monteriggioni (SI). Nel corso delle ricerche documentali venivano infatti rinvenuti, all’interno del laboratorio chimico dell’azienda, alcuni quaderni manoscritti riportanti annotazioni di “tagli” di olii diversi e “distinte base” sulle quali erano indicate, in codice, le istruzioni per l’ottenimento di masse di olio rivendicato come olio extra vergine d’oliva.

La disamina degli interessanti documenti acquisiti, ha consentito di portare alla luce un meccanismo fraudolento, in atto sin dall’anno 2010, basato su una prassi molto estesa utilizzata dall’azienda che, dopo aver contrattato con i propri fornitori comunitari (Spagna e Grecia) ed extra CE (Tunisia), indicava nel registro ufficiale di carico/scarico telematico (S.I.A.N. Sistema Informativo Agricolo Nazionale) come olio di oliva vergine/extra vergine, partite di olio non aventi all’origine i requisiti merceologici per poter essere designate come tali.

Tra la documentazione acquisita inizialmente nel corso della verifica fiscale – poi sottoposta a sequestro penale – sono stati rinvenuti numerosi contratti di acquisto di partite di olio vergine/extra vergine da fornitori iberici recanti, accanto ai valori ufficialmente dichiarati, appunti manoscritti riportanti le indicazioni dei reali parametri chimici (alchil esteri, perossidi e livello di acidità), notevolmente al di fuori di quelli previsti dalla normativa comunitaria per poter rivendicare un olio come extravergine di oliva.

La copiosa documentazione extracontabile rinvenuta nelle fasi iniziali dell’indagine – e successivamente “incrociata” con le annotazioni ufficiali – ha rappresentato un importante elemento indiziario a carico del quale sono state svolte, nel corso dei primi mesi del 2012, ulteriori e capillari valutazioni tecniche che hanno permesso di stabilire la reale consistenza del fenomeno fraudolento in atto. Buona parte di tali forniture di olio, in relazione alle reali caratteristiche possedute, erano pertanto classificabili come vergine e “lampante”.

Le indagini hanno consentito di portare alla luce due diverse forme di frode realizzate, nel tempo, dall’Azienda Olearia Valpesana, mediante il proprio laboratorio chimico:

1. miscelazione di oli di differenti categorie (vergine e lampante) al fine di addivenire all’assemblaggio – intervenendo con tagli in percentuale e con l’uso di oli cosiddetti deodorati soft (operazione fraudolenta per gli oli da olive commercializzati come extravergini o vergini di oliva) per ridurre l’acidità e quindi ottenere una classificazione commerciale migliore – di volumi di olio d’oliva extravergine comunitario con caratteristiche analitiche e parametri conformi alla vigente normativa, costituita dal Regolamento n. 61 del 24.01.2011 della Commissione Europea;

2. miscelazione di oli di differente origine (Italia, Spagna, Grecia, Tunisia) e categorie (extra vergine, vergine) al fine di addivenire all’assemblaggio di volumi di olio d’oliva extra vergine 100% Italiano, ovvero 100% Greco. Il prodotto finale (ottenuto attraverso i due sistemi di frode) veniva rivenduto allo stato sfuso ad una serie di importanti aziende imbottigliatrici – ubicate in diverse regioni italiane – tra le più importanti a livello nazionale, che provvedevano al successivo confezionamento e cessione alle catene della grande distribuzione sul territorio nazionale ed estero. In taluni altri casi il prodotto era destinato direttamente ad aziende confezionatrici operanti all’estero.