Miele, annata a grande rischio

L’occasione fa l’uomo ladro e l’apicoltura mai come quest’anno è in difficoltà.

L’occasione fa l’uomo ladro e l’apicoltura mai come quest’anno è in difficoltà. Frodi in agguato per il miele made in Italy che, mai come quest’anno, può essere bersaglio per gli agro-pirati, rischio determinato dal crollo di circa il 70% della produzione nazionale 2016, un problema di quantità che andrà ad incidere sul valore, visto che i prezzi lieviteranno in media del 20%.

A lanciare l’allarme sulla stagione di raccolta peggiore degli ultimi 35 anni sono stati l’Osservatorio Nazionale Miele e il Conapi (Consorzio nazionale Apicoltori), unanimi nel definire il 2016 un vero annus horribilis. I dati sono stati presentati a Roma in un incontro che ha visto la presenza del viceministro alle Politiche agricole, Andrea Olivero, che si è detto pronto ad impegnarsi per risolvere una situazione molto difficile per i consumatori che cercano la qualità del prodotto italiano e per gli apicoltori, i cui redditi rischiano di essere vicini al minimo storico.

Su 1,5 milioni di alveari, sono colpiti in particolare le due grandi produzioni di acacia agrumi dell’apicoltura professionale composta dalle 20 mila partite Iva che fanno il mercato, a cui si aggiungono 23 mila produttori per l’autoconsumo. Fanno ben sperare, invece, il miele di coriandolo, novità di nicchia, come anche quello di castagno (dopo la crisi per la cinipide) e di eucalipto.

La crisi si innesta in un contesto già molto complicato, basti pensare che negli ultimi quattro anni la produzione nazionale non ha coperto il fabbisogno di mercato, da qui il marcato pericolo di un aumento dell’import.