Mezzogiorno, segnali di ripresa

La ripresa al Sud, rileva il rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno), è stata agevolata da una concomitanza favorevole di cause: annata agraria particolarmente favorevole, crescita del turismo grazie alle

La ripresa al Sud, rileva il rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno), è stata agevolata da una concomitanza favorevole di cause: annata agraria particolarmente favorevole, crescita del turismo grazie alle crisi geopolitiche dell’area del Mediterraneo e alla chiusura della programmazione dei fondi strutturali europei 2007-2013, che ha portato a un’accelerazione della spesa pubblica legata al loro utilizzo per evitarne la restituzione.

Il 2015 è stato un anno “eccezionale per il Mezzogiorno”, interrompendo sette anni di cali e realizzando “una crescita maggiore di quella del Centro-Nord”, il +1% contro il +0,7%. In occasione delle anticipazioni del rapporto Smize 2015 ha introdotto i lavori il presidente di Svimez, Adriano Giannola, che ha detto: “Il 2015 è un anno di possibile svolta per il Mezzogiorno, anche se questo non vuole dire che le preoccupazioni si siano risolte”.

Si tratta, secondo il presidente dell’Istituto, di una svolta positiva possibile, da interpretare negli strumenti con i quali attuarla. E’ quanto emerge dalle anticipazioni dei principali andamenti economici e sociali del Rapporto Svimez 2016. E una conferma viene dalle proposte di Svimez: gli investimenti nell’agroalimentare saranno in futuro tra i driver di sviluppo dell’economia del Mezzogiorno, unico strumento in grado di consolidare un sentiero di crescita e capace di neutralizzare le perturbazioni che possono arrivare dal mercato, come nel caso del grano o dell’ortofrutta. Tutte le regioni meridionali hanno registrato il segno più nel 2015.

Stimoli alla crescita del Sud sono giunti anche da fuori confine perché la domanda estera ha causato un aumento dell’export del 4%. Il 2015 è stato positivo per il Sud, il cui Pil è cresciuto dell’1%, più che nel resto del Paese, dove è stato pari allo 0,7%.

E’ proprio il Mezzogiorno che sul versante dell’occupazione giovanile fa registrare una sensibile inversione di tendenza (+24.000 unità pari al +1,8%), benché molto moderata se si considera che su questa fascia anagrafica si era concentrato il crollo drammatico nella crisi (tra il 2008 e il 2014, al Sud, l’occupazione tra i 15 e i 34 anni si era ridotta di 622.000 unità).

Un sensibile allargamento del divario si è avuto in particolare, a testimonianza dell’ulteriore impoverimento di larga parte della popolazione meridionale, per i consumi pro capite di “altri beni e servizi”, che comprendono anche spese per la salute e per la cultura, risultati pari nel 2015 al 56,6% di quelli del resto del Paese, a fronte del 63,5% del 2007.

 

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