Melata, il miele “doppiamente” naturale

ROMA – Si chiama “melata”, è una secrezione zuccherina emessa da numerosi insetti che si nutrono della linfa delle piante, rappresentando un alimento quotidiano anche per alcune popolazioni umane.

ROMA – Si chiama “melata”, è una secrezione zuccherina emessa da numerosi insetti che si nutrono della linfa delle piante, rappresentando un alimento quotidiano anche per alcune popolazioni umane.

In ambienti con scarsa disponibilità di piante nettarifere, viene utilizzata dalle api per la produzione del miele. La “melata”, poco conosciuta ai non addetti ai lavori, rappresenta uno dei tanti prodigi naturali. Insetti che si nutrono esclusivamente di linfa, hanno necessità di espellere zuccheri e acqua. Per farlo hanno una sorta di “camera filtrante” nell’apparato digerente, in grado di funzionare come un dispositivo di dialisi che filtra gli zuccheri deviandoli nell'intestino posteriore. Da qui vengono espulsi sotto forma di goccioline che finiscono sui vegetali (in tali quantità da grondare), quindi raccolte da api, formiche e altri insetti che se ne nutrono. In ambienti dove è scarsa la fioritura, le api ricorrono alla melata come fonte zuccherina alternativa al nettare.

Nel nostro Paese, la produzione di “melata” è aumentata grazie alla diffusione di organismi soprattutto di origine nordamericana, come la Metcalfa pruinosa, che hanno invaso gli ambienti collinari, entrando come parte integrante della catena alimentare.. Claudio Comaro, attuale condottiero dell’omonima azienda friulana con oltre 130 anni di storia nella produzione di miele, la “melata” l’ha scoperta nel 1992. Le api avevano iniziato a produrla in seguito alle secrezioni di un parassita apparso in Friuli-Venezia Giulia con l’arrivo della soia. Inizialmente sottoutilizzata per il suo aspetto scuro e poco accattivante rispetto al tradizionale miele, la “melata”, grazie all’intuizione, divenne un’importante voce nelle vendite verso i mercati esteri, in particolare quello tedesco. Il miele di melata ha sapore molto meno dolce di quelli prodotti a partire dal nettare, non cristallizza e si presenta particolarmente scuro, aromatico e denso. Le proprietà organolettiche sono particolarmente apprezzate dal consumatore del centro e nord Europa.

Quindi un successo senza precedenti e del tutto fortuito per le esportazioni, ma anche una dimostrazione evidente di come la conoscenza sia fondamentale in un settore che – nonostante le apparenze – evolve e continua a evolvere da secoli. Claudio Comaro rappresenta un simbolo di dedizione totale verso un comparto ormai entrato nel dna familiare. Figlio medio di tre fratelli maschi, Claudio ha iniziato a conoscere il mondo delle api aiutando il padre Primo, dal quale ha appreso le tecniche dell’apicoltura. Con la prematura scomparsa del padre avvenuta nel 1977, Claudio, che nel frattempo aveva conseguito il diploma di ragioneria e lavorava in banca, sente la responsabilità di dover portare avanti l’azienda di famiglia e, con l’aiuto dello zio paterno, mentre di giorno continuava a lavorare in banca, la sera gestiva un negozio in cui vendeva materiali di apicoltura. Non ancora ventenne, ha lasciato il lavoro in banca per dedicarsi in modo definitivo alla passione della sua famiglia e anche della sua vita: l’apicoltura. Arte tramandata dai nonni, in nome di una tradizione che affonda le proprie origini nel 1870 e che oggi è alla quarta generazione.

Nel 1980, insieme ai fratelli Daniele e Valentino e alla mamma Elsa, nominata in seguito Cavaliere del Lavoro, Claudio ha fondato l’azienda Fratelli Comaro. Due anni dopo ha deciso di dedicarsi a tempo pieno all’attività di famiglia. Ha iniziato così un periodo di intenso rinnovamento durante il quale Claudio ha potenziato l’attività apistica, scelta che gli ha consentito di passare da una produzione locale e sfusa con arnie ad una più strutturata con la quale ha varcato i confini nazionali. Oggi dispone di 1.800 alveari, ma il criterio con cui pratica il nomadismo è lo stesso di quando gli alverari erano solo 80 e si basa unicamente sull’esperienza e sull’ottimizzazione di tutte le azioni verso il mercato e non sullo sfruttamento e il guadagno fine a se stesso.

La tradizione dell’arte dell’apicoltura è arrivata alla quarta generazione con i figli di Claudio e Nives: Gaia, impegnata nell’ufficio marketing dell’azienda, Francesco che studia agraria e segue l’allevamento delle api e l’adolescente Federica che già condivide con i genitori la passione per l’attività di famiglia. Nata nel 1870, l’azienda Fratelli Comaro deve all’iniziativa dei fratelli Valentino e Antonio il passaggio, negli anni Trenta, dalla dimensione di laboratorio artigianale a quella di azienda vera e propria che in breve tempo si impone nel settore. Tale evoluzione è avvenuta attraverso un processo di modernizzazione degli impianti, l’introduzione di arnie razionalizzate e l’adozione della pratica del “nomadismo” che prevede ancor oggi lo sfruttamento della fonte nettarifera al fine di ottimizzarne il raccolto. Oggi l’azienda, vanto dell’imprenditoria friulana e nazionale, offre prodotti di altissima qualità, riconosciuti a livello internazionale.

A garanzia del successo, l’azienda ha ricevuto il Premio Friuli d’Oro quale migliore realtà della Regione Friuli-Venezia Giulia e si avvale del marchio “Made in Friuli”. L’azienda rappresenta l’unica realtà italiana in grado di soddisfare due fondamentali richieste: da un lato, offre miele sfuso e confezionato alla grande distribuzione, alle industrie alimentari, alle piccole attività. Dall’altro, garantisce servizi di consulenza, formazione, confezionamento per conto terzi e un’ampia gamma di prodotti legati al mondo dell’apicoltura come alimento per api, attrezzature, sanitari per profilassi. Oltre al miele di “melata” e a tipi di miele particolarmente diffusi (acacia, castagno, millefiori, tiglio), l’azienda commercializza – tra l’altro – prodotti agli agrumi, al corbezzolo, all’erba medica, all’eucalipto, al girasole, al rododendro, alla sulla e al timo. Il fatturato della Fratelli Comaro è di 3,2 milioni di euro (2010), registrando un più 7% rispetto all’anno precedente. La produzione è stata pari a 800 quintali di miele ottenuti con 1.800 alveari posti nei pascoli più fruttiferi del Friuli-Venezia Giulia. I mercati di riferimento per l’azienda rimangono quelli europei con particolare riferimento a quello tedesco, austriaco, francese, inglese e spagnolo. L’estero incide per il 30% del fatturato, mentre il restante 70% è ottenuto sul mercato nazionale. Nella sede di Cassacco (Udine), di oltre 10mila metri quadri immersi nel verde, di cui circa 4 mila coperti, lavorano dieci persone impegnate nella produzione e nell’amministrazione.

La collaborazione degli apicoltori del Friuli-Venezia Giulia e delle regioni limitrofe, che cedono il meglio dei loro prodotti, consente all’azienda di immettere sul mercato una grande varietà di mieli e di realizzare nuovi derivati come liquori e dolci caratteristici regionali.