Lo zucchero favorisce i tumori

Pare esista una forte relazione tra obesità e rischio di ammalarsi di tumore.

Pare esista una forte relazione tra obesità e rischio di ammalarsi di tumore. L’autorevole rivista Science ha pubblicato alcuni studi in cui l’insulina è descritta come componente decisiva nella proliferazione di cellule tumorali.

L’ormone è protagonista delle trasformazioni biochimiche conseguenti l’assunzione di zuccheri ed è responsabile del loro impiego nel nostro corpo; in sostanza, tanti più zuccheri assumiamo, tanto più siamo esposti al rischio di contrarre patologie tumorale. Il ruolo dell’insulina è nodale in disfunzioni come diabete e obesità, che sono anche le categorie statisticamente più colpite da patologie di origine neoplasica.

Ma c’è anche un altro aspetto, di tipo sperimentale, che ha confermato come gli zuccheri abbiano un ruolo fondamentale nell’esposizione a rischi di natura tumorale: le cellule malate in provetta richiedono grandi quantità di zucchero, di insulina o di ormoni simili a essa, come l'insulin-like growth factor 1 o Igf1, che riescono ad assorbire utilizzando delle proteine presenti sulla propria superficie.

Cristiano Simone, ricercatore dell'Università di Bari e dell'Istituto Mario Negri di Santa Maria Imbaro, autore di importanti studi in materia finanziati anche dall'Airc (Associazione italiana ricerca sul cancro): "Oggi abbiamo un'idea molto più articolata dell'influenza dell'alimentazione sul rischio-cancro, e sappiamo appunto che l'insulina è cruciale. Studiandone le funzioni, abbiamo scoperto che al centro di molte reazioni che legano l'insulina all'innesco della proliferazione neoplasica c'è una proteina chiamata P38 alfa, e che è possibile intervenire su di essa ottenendo effetti a volte molto significativi".

L’inibizione di questa proteina in provetta o sugli animali, rivela Simone, conduce le cellule malate alla morte, potenziando l'effetto di chemioterapia e farmaci biologici. : "Con questi farmaci sono in corso sperimentazioni cliniche su persone colpite da mieloma e da alcune malattie infiammatorie croniche, e i primi risultati sono incoraggianti, anche perché hanno mostrato che non sono tossici. Sarà quindi molto interessante vedere che cosa succede nei pazienti, alla fine di questi studi".