Lo sviluppo dell’acquacoltura sostenibile in Europa

Per promuovere lo sviluppo dell’acquacoltura nell’UE la Commissione europea ha pubblicato orientamenti strategici, cooperando in tal modo con Stati membri e parti interessate per superare le difficoltà cui il settore è confrontato.

Per promuovere lo sviluppo dell’acquacoltura nell’UE la Commissione europea ha pubblicato orientamenti strategici, cooperando in tal modo con Stati membri e parti interessate per superare le difficoltà cui il settore è confrontato.

Oltre a presentare un potenziale di crescita significativo, il settore acquicolo dell’UE può contribuire a ridurre il sovrasfruttamento delle risorse marine. Gli orientamenti presentati oggi aiuteranno a coordinare gli sforzi di tutti gli Stati membri. Essi non creano nuovi obblighi giuridici, ma presentano una serie di iniziative volontarie che gli Stati membri, la Commissione e le parti interessate possono prendere per promuovere un’industria che sia sostenibile sotto il profilo economico, sociale e ambientale e che offra ai consumatori prodotti ittici sani e di qualità.

Come evidenziato nella riforma della politica comune della pesca, attualmente in fase di discussione, il settore dell’acquacoltura può contribuire a ridurre il divario tra il crescente consumo di prodotti ittici e il depauperamento degli stock. Esso può infatti rappresentare un’alternativa praticabile al sovrasfruttamento e generare crescita e occupazione nelle zone costiere e interne. In altre parti del mondo questo settore è in piena espansione.

In generale, nell’UE si trova invece in una situazione stazionaria dovuta in parte alla lunga durata delle procedure di rilascio delle licenze e alle inefficienze amministrative esistenti a diversi livelli. La Commissione, di concerto con tutte le parti interessate, ha individuato quattro problemi principali che il settore dell’acquacoltura si trova ad affrontare: la necessità di ridurre gli oneri amministrativi e le incertezze per gli operatori; l’esigenza di agevolare l’accesso allo spazio e all’acqua; la necessità di incrementare la competitività del settore e l’esigenza di creare condizioni di concorrenza più eque sfruttando il vantaggio competitivo dei prodotti ittici “made in EU”.

Gli orientamenti affrontano questi problemi e, per contribuire a liberare il potenziale del settore acquicolo dell’UE, delineano una serie di misure, ad esempio in materia di semplificazione amministrativa, pianificazione dello spazio, organizzazione del mercato, diversificazione, etichettatura e informazione. Nel 2010 la produzione acquicola dell’UE rappresentava 3,1 miliardi di EUR per 1,26 milioni di tonnellate prodotte, valore che corrisponde a circa il 2% della produzione acquicola mondiale.

Nell’ultimo decennio la produzione acquicola dell’UE è rimasta stazionaria, mentre in altre parti del mondo, in particolare in Asia, questo settore ha conosciuto una crescita estremamente rapida. Attualmente il 10% dei prodotti ittici consumati nell’UE proviene dall’acquacoltura, il 25% dalle attività di pesca dell’UE e il 65% da importazioni da paesi terzi; negli ultimi anni il divario tra consumo e catture effettuate dai pescherecci dell’Unione è andato crescendo e l’acquacoltura può contribuire a colmarlo.

Ogni punto percentuale del consumo attuale dell’UE prodotto internamente con l’acquacoltura potrebbe contribuire a creare tra 3 000 e 4 000 posti di lavoro a tempo pieno.