L’italia ha centrato gli obiettivi di Kyoto

"L'aver centrato gli obiettivi di Kyoto e' un segnale importante per l'Italia, l'indicazione puntuale che il percorso di decarbonizzazione dell'economia italiana e' stato avviato e deve proseguire secondo le linee indicate dal piano nazionale definito dal Governo per raggiungere gli

"L'aver centrato gli obiettivi di Kyoto e' un segnale importante per l'Italia, l'indicazione puntuale che il percorso di decarbonizzazione dell'economia italiana e' stato avviato e deve proseguire secondo le linee indicate dal piano nazionale definito dal Governo per raggiungere gli obiettivi gia' fissati in sede europea al 2020 e al 2030".

Lo ha affermato il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, commentando i dati del "Dossier Kyoto 2013" diffusi dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile guidata da Edo Ronchi. Il dossier rileva che sul risultato complessivo ha influito la crisi economica, ma meno di quanto si possa pensare. Basti pensare che tra il 2008 e il 2012 il Pil e' calato complessivamente del 6% mentre le emissioni di gas serra di oltre il 16%.

Analizzando i dati degli ultimi 7-8 anni, e' evidente il netto miglioramento delle performance ambientali del sistema economico nazionale. Un miglioramento confermato dagli indicatori di intensità carbonica ed energetica del Pil, che tra il 1990 e il 2012 e' passata da 510 a 390 gCo2eq/euro con una riduzione (-23%), facendo registrare una accelerazione proprio negli ultimi anni: il tasso di riduzione dell'intensita' e' passato dal -0,6% come media 1990-2004 al -2,2% come media 2005-2012.

Secondo il dossier se non vi fosse stato il miglioramento delle performance ambientali dell'economia italiana degli ultimi anni, le emissioni in Italia al 2012 sarebbero state oltre 530 MtCo2 eq, almeno 60 MtCo2 eq in piu' rispetto a quanto stimato. Un'accelerazione, dunque, che corrisponde al recente cambio di passo nel campo delle politiche sulle fonti rinnovabili, il cui contributo e' raddoppiato in cinque anni, e sull'efficienza energetica, che ha consentito una riduzione della domanda energetica stimata tra 5 e 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.

Quindici anni fa, quando fu firmato il Protocollo di Kyoto, il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi sottolinea che "in Italia c'era una forte divisione fra chi sosteneva che non fosse necessario e avrebbe comportato solo costi rilevanti e chi riteneva che fosse necessario ridurre le emissioni di gas serra e che questo impegno avrebbe prodotto opportunità largamente prevalenti e non solo ambientali. Facendo oggi, molti anni dopo, un bilancio, si puo' dire che le analisi del partito del 'Protocollo, costo elevato non necessario', erano completamente sbagliate sia dal punto dal vista economico (si e' raggiunto l'obiettivo senza costi insostenibili), sia ambientale (i gas serra, ormai sono tutti d'accordo, sono alla base della grave crisi climatica)''.

Il raggiungimento degli obiettivi del Protocollo e' il frutto non solo di politiche e misure di settore, come quelle sugli incentivi alle fonti rinnovabili e agli interventi di efficientamento negli edifici, ma anche di piu' ampio processo di dematerializzazione dell'economia in corso, guidato dalla diffusione di prodotti e servizi a minore intensita' di consumo di risorse ed energia, come anche a comportamenti individuali piu' sensibili ai temi della tutela ambientale e del risparmio.

In Italia la produttivita' dei materiali, ossia la quantita' di ricchezza generata per unita' di risorsa consumata, tra il 2000 e il 2009 e' cresciuta di circa un terzo, da 1,5 a oltre 2 euro per kg di materia consumata dall'economica nazionale. Naturalmente su questo gioca un ruolo non secondario il costo crescente delle materie prime e, in particolare, dei combustibili fossili, con una fattura energetica che nel 2012 e' arrivata a 65 miliardi di euro, il 4% del Pil, a causa di un costo medio dell'energia da carbone, petrolio e gas passato in appena un decennio da 200 a oltre 450 euro per tonnellata equivalente di petrolio (tep).

Senza la crescita delle rinnovabili e dell'efficienza energetica l'Italia pagherebbe oggi una fattura energetica ben piu' salata. Allargando lo sguardo al di fuori dell'Italia emerge che i paesi industrializzati dell'Annesso I del Protocollo di Kyoto (inclusi gli Stati Uniti, unico tra i paesi industrializzati a non aver ratificato), tra il 1990 e il 2010 hanno diminuito le proprie emissioni di quasi il 9%.

E' molto probabile che i dati definitivi relativi agli ultimi due anni confermeranno il rispetto dell'obiettivo finale del Protocollo, pari a una riduzione delle emissioni rispetto al 1990 di almeno 5,2% come media del periodo 2008-2012. Cio' nonostante, a causa dell'inaspettata crescita dei paesi emergenti, in primo luogo la Cina, tra il 1990 al 2010 le emissioni mondiali sono cresciute di oltre il 35%, passando da 37 a quasi 50 GtCo2eq.

Se tale trend venisse confermato, entro il 2050 si supererebberogli 80 GtCo2eq, con un conseguente aumento della temperatura media terrestre di 4°C, ben oltre i 2°C indicati come soglia di sicurezza dalla comunita' scientifica internazionale. Per raggiungere il risultato, l'attenzione oggi si sta spostando sulle trattative in corso per definire il prossimo accordo globale sul clima, da definire entro il 2015, e che presumibilmente produrra' riduzioni a partire dal 2020.

Oramai archiviato il Protocollo di Kyoto, dunque, l'Italia deve guardare agli impegni che verranno, a cominciare da quelli fissati dall'Europa al 2020, su cui peraltro il paese si mostra abbastanza in asse. Ma secondo la Fondazione, per incrementare il proprio contributo alla lotta ai cambiamenti climatici e diventare protagonista della crescita della green economy in Europa e nel mondo, l'Italia dovrà allinearsi alle indicazioni della Roadmap 2050 presentata dalla Commissione europea: secondo l'analisi della Fondazione ciò significherà ridurre le attuali 465/470 MtCo2eq a 440 nel 2020 e a 370 entro il 2030.