L’Europa non vuole l’etichetta sul latte fresco

La Commissione europea boccia ancora una volta la proposta italiana di emanare un decreto per imporre l'obbligo di indicare l'origine per il latte a lunga conservazione e micro filtrato. La bocciatura comunitaria dello schema di Decreto ministeriale e' arrivata con una decisione di esecuzione della Commissione europea del 28 agosto 2013 pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Ue del successivo 30 agosto 2013.

La Commissione europea boccia ancora una volta la proposta italiana di emanare un decreto per imporre l'obbligo di indicare l'origine per il latte a lunga conservazione e micro filtrato. La bocciatura comunitaria dello schema di Decreto ministeriale e' arrivata con una decisione di esecuzione della Commissione europea del 28 agosto 2013 pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Ue del successivo 30 agosto 2013.

L'esecutivo comunitario boccia lo schema di decreto ministeriale italiano in quanto a conclusione dell'istruttoria espletata non è stata ravvisata la necessità di indicare l'origine del latte impiegato per la produzione del latte a lunga conservazione. La notifica era avvenuta lo scorso 9 dicembre 2012 e lo schema di provvedimento era stato predisposto in esecuzione di una corrispondente norma legislativa italiana che dava mandato al Governo di adottare provvedimenti riguardanti l'indicazione dell'origine per i vari prodotti agroalimentari.

Lo schema di decreto era stato predisposto dopo una lunga fase di concertazione con le organizzazioni di categoria e non poche polemiche tra coloro che sostenevano la necessità di riportare in etichetta le indicazioni sull'origine come le organizzazioni agricole, e coloro che erano di parere completamente opposto come le organizzazioni dell'industria agroalimentare. La base legislativa e'costituita dalla legge 3 febbraio 2011, n.4 recante “disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti agricoli”, con riferimento in particolare all’articolo 4 relativo all’obbligo per i prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati di riportare nell’etichettatura l’indicazione del luogo di origine o di provenienza.

In particolare il comma 3 del citato art. 4 che prevede poi che le modalità per l’indicazione obbligatoria del luogo di origine o provenienza sui prodotti alimentari siano definite con decreti interministeriali del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e del Ministro dello sviluppo economico. Infine il comma 4 del citato art. 4 prevede inoltre che con i decreti di cui al comma 3 siano definiti, relativamente a ciascuna filiera, i prodotti soggetti all’obbligo di riportare l’indicazione di origine o provenienza.

Lo schema di decreto inviato a Bruxelles è costituito da 5 articoli ed un allegato. Nei primi due articoli sono individuati il campo di applicazione e le modalità per apporre nell'etichetta del latte a lunga conservazione, latte UHT, latte pastorizzato microfiltrato e latte pastorizzato ad elevata temperatura l'indicazione obbligatoria del Paese di origine dell'allevamento da cui proviene il latte oggetto del trattamento.

In particolare si stabilisce che:

– è obbligatorio riportare nelle etichette del latte a lunga conservazione, del latte UHT, del latte pastorizzato microfiltrato e del latte pastorizzato ad elevata temperatura l’indicazione del Paese di origine dell’allevamento da cui proviene il latte oggetto di trattamento ovvero l’indicazione “UE” o “Paesi terzi” nel caso di provenienza del latte rispettivamente da uno o più Stati membri dell’Unione europea o da Paesi terzi;

-l’indicazione dell’origine è apposta in etichetta nello stesso campo visivo e in prossimità della denominazione di vendita ed è stampata in modo da assicurare chiara leggibilità in caratteri la cui parte mediana è pari o superiore a 2,0 mm. Nel caso di imballaggi o contenitori la cui superficie maggiore misura meno di 80 cm2, l’altezza della dimensione dei caratteri è pari o superiore a 1,5 mm.

I successivi articoli 3, 4 e 5 definiscono:

– i soggetti competenti e le disposizioni applicabili per l'esecuzione dei controlli e l'irrogazione delle sanzioni;

– la clausola per l'applicazione del principio di mutuo riconoscimento;

– disposizioni transitorie che consentono l'utilizzo di etichette già stampate anteriormente alla data di entrata in vigore del nuovo decreto fino a 180 giorni da tale data. L'allegato raffigura gli elementi dimensionali che consentono di definire l'altezza della "x". Nella relazione che accompagnava lo schema di provvedimento venivano precisato che l'adozione del decreto era ritenuta necessaria prima di tutto per garantire la più ampia tutela degli interessi del consumatore nonché per rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari.

Secondo le Autorità italiane risulterebbe infatti che il consumatore italiano ritiene che tutto il latte acquistato sul territorio sia di origine nazionale. Come riportato nella relazione italiana il latte commercializzato in Italia non ha, al contrario, unicamente origine nazionale e pertanto l’indicazione dell’origine in etichetta diventa indispensabile per evitare che il consumatore sia indotto in errore.

Ciò in quanto la normativa comunitaria prevede in tal senso che sia necessario indicare il luogo d'origine o di provenienza, qualora l'omissione di tale indicazione possa indurre in errore il consumatore circa l'origine o la provenienza effettiva del prodotto alimentare. La Commissione boccia invece, lo schema di decreto italiano affermando nella sua decisione, che a parte un riferimento alla necessità di tutelare gli interessi del consumatore, le autorità italiane non hanno fornito giustificazioni sufficienti per concludere che, per quanto concerne i prodotti elencati all’articolo 1 del decreto notificato, l’indicazione obbligatoria dell’origine rappresenti un’informazione necessaria in aggiunta alle altre indicazioni riguardo all'etichettatura dei prodotti agroalimentari.

Nella sua decisione la Commissione precisa anche che le disposizioni di cui all’articolo 2, paragrafo 1, del decreto notificato implicherebbero che i prodotti alimentari in oggetto sono sempre presentati in modo tale da trarre in inganno i consumatori italiani riguardo al luogo d’origine o di provenienza effettivo. A tale riguardo la Commissione rileva che il campo d’applicazione del decreto notificato non comprende i tipi di latte con una durata di conservazione molto limitata come il latte crudo, latte pastoriz­zato mentre proprio questi ultimi potrebbero quindi con più probabilità essere percepiti dal consumatore come di origine italiana.