L’Europa contro le discriminazioni salariali subite dalle donne

La Commissione europea ha raccomandato agli Stati membri di aumentare la trasparenza per migliorare la situazione delle vittime di discriminazioni salariali, attraverso misure come il diritto dei lavoratori di accedere alle informazioni salariali, le relazioni aziendali, gli audit salariali nelle grandi imprese e la parità retributiva in sede di contrattazione collettiva.

La Commissione europea ha raccomandato agli Stati membri di aumentare la trasparenza per migliorare la situazione delle vittime di discriminazioni salariali, attraverso misure come il diritto dei lavoratori di accedere alle informazioni salariali, le relazioni aziendali, gli audit salariali nelle grandi imprese e la parità retributiva in sede di contrattazione collettiva.

"L'Europa ha promosso la parità di genere fin dal 1957 ma la parità delle retribuzioni non è ancora una realtà per le donne. È inaccettabile che le donne siano retribuite meno e la trasparenza contribuirà a colmare questo divario. Spero che gli Stati membri raccoglieranno la sfida. Insieme possiamo realizzare la parità di genere, non solo in occasione della Giornata internazionale della donna, ma tutto l'anno e una volta per tutte."

Queste le parole della Vicepresidente e Commissaria europea per la Giustizia Viviane Reding. I dati Eurostat evidenziano che le disuguaglianze di genere in termini di retribuzione variano notevolmente tra gli Stati membri dell'Unione europea, dal 2,5 % in Slovenia al 30,0 % in Estonia, ma va sottolineato che il divario è più basso per i giovani lavoratori in quasi tutti i paesi dell'UE.

In quasi tutta l'Unione, il divario retributivo di genere nelle attività finanziarie e assicurative è stato in misura sostanziale superiore a quello dell'economia aziendale nel suo complesso. Grosso il divario anche nel settore delle costruzioni e nel settore privato in genere. La strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2014 fissava il raggiungimento, entro il 31 dicembre 2014, di obiettivi di quote femminili in tre settori in cui le donne erano sottorappresentate. Gli ultimi dati mostrano che i tre obiettivi sono stati raggiunti, infatti adesso il 27,9% dei dirigenti di livello superiore, il 30,3% dei dirigenti di livello intermedio e il 43,2% degli amministratori non esecutivi sono donne e secondo le previsioni queste quote continueranno ad aumentare. Il miglioramento è considerevole rispetto al 1995, se si considera che le donne occupavano solo il 4% dei posti dirigenziali di livello superiore, il 10,7% dei posti dirigenziali di livello intermedio e il 23,9% dei posti di amministratore non esecutivo.