Le prospettive economiche del comparto pataticolo

La produzione italiana di patate vanta un livello qualitativo veramente elevato, frutto tra l’altro della grande vocazione dei territori e delle più moderne tecniche di coltivazione, ma soffre per la crescente concorrenza del prodotto proveniente da altri Paesi europei e nord africani.

La produzione italiana di patate vanta un livello qualitativo veramente elevato, frutto tra l’altro della grande vocazione dei territori e delle più moderne tecniche di coltivazione, ma soffre per la crescente concorrenza del prodotto proveniente da altri Paesi europei e nord africani.

È quanto ha dichiarato Mario Schiano Lo Moriello dell’Ismea. Schiano è intervenuto alla prima giornata del XVI Incontro Nazionale sulla Patata, organizzato dal Centro per la Documentazione della Patata di Bologna (Ce.Pa.) con l’obiettivo di analizzare le tecniche agronomiche e le prospettive economiche del settore.

Per superare questa situazione è necessario migliorare la competitività della filiera, puntando sulla valorizzazione e l’aggregazione dell’offerta, l’innovazione di prodotto e di processo, l’informazione/educazione dei consumatori e la riduzione dei costi. A tale proposito, Carlo Pirazzoli dell’Università di Bologna ha ricordato come in Italia produrre un chilo di patate costi mediamente di più rispetto ad altri paesi del Nord Europa.

Se i costi di produzione mostrano una tendenza al rialzo, il raccolto italiano di patate fa invece registrare una diminuzione, passando dagli oltre 2 milioni di tonnellate di dieci anni fa agliattuali 1,7 milioni di tonnellate ottenuti su una superficie complessiva superiore ai 60.000 ettari per una produzione lorda vendibile pari a circa 1 miliardo di euro. Un quantitativo insufficiente a soddisfare la domanda interna che si attesta sui 2,1 milioni di tonnellate per un consumo pro capite annuo stabile attorno ai 40 chilogrammi.

Il settore pataticolo italiano ha quindi la necessità di aumentare la quota di produzione organizzata all’interno di sistemi in grado di migliorarne efficienza e competitività (organizzazioni di produttori, unioni nazionali di produttori, cooperative). Solo così sarà possibile valorizzare ulteriormente quell’elevato livello qualitativo premiato dall’Unione Europea con un doppio riconoscimento: la Dop (Denominazione di Origine Protetta) per la Patata di Bologna e l’Igp (Identificazione Geografica Protetta) per la Patata della Sila.