Le previsioni sul raccolto di frutta in Emilia

Gli elementi di sintesi che emergono dalle elaborazioni sulla frutta estiva presentate a Bologna da CSO e Regione Emilia Romagna evidenziano il profilarsi di una annata non eccedentaria.

Gli elementi di sintesi che emergono dalle elaborazioni sulla frutta estiva presentate a Bologna da CSO e Regione Emilia Romagna evidenziano il profilarsi di una annata non eccedentaria.

Tuttavia la difficoltà economica generale, la minor propensione al consumo e la concorrenza della Spagna rappresentano senza dubbio alcune criticità. La Spagna ha accresciuto, negli ultimi anni, gli investimenti peschicoli con un’offerta di pesche e nettarine (escluse le percoche) che è salita da circa 500.000 tonnellate a quasi 900.000 tonnellate.

In forte crescita anche l’export, soprattutto grazie agli investimenti sulle varietà piatte. La regione Catalogna, che rappresenta oltre il 30% della produzione spagnola, è tra le aree che più hanno rafforzato la propria offerta e presenta un calendario di raccolta molto simile a quello delle aree del Nord Italia.

Già da oggi però si sta delineando in Emilia Romagna un elemento di grande positività legato alla importante conversione varietale relativa a pesche e nettarine, orientata verso cultivar a sempre più elevato valore qualitativo e gustativo che avrà interessanti effetti sui consumi e sul valore del prodotto. Nella carrellata di frutti estivi presi in esame da CSO l’albicocco presenta, in questo momento, una situazione favorevole.

Produzioni non troppo elevate, non sovrapposte con i competitor, forte concentrazione su varietà ad alto livello qualitativo, buon assorbimento del mercato. Attenzione a conservare questi requisiti ideali senza esagerare con gli impianti. Per quanto riguarda il susino, infine emerge la necessità di trovare soluzioni per aumentare la competitività italiana, come risulta dallo studio CSO presentato dal prof. Carlo Pirazzoli, del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna.

Ci sono aree in altri Paesi come ad esempio la Spagna, in cui la coltura è molto più redditizia grazie ad un insieme di fattori, soprattutto il minor costo della manodopera. L’Italia, ancora una volta, compensa con le migliori tecniche colturali, le rese più elevate e quindi una maggior specializzazione che comunque diventa indispensabile nella competizione futura.