Le politiche alimentari urbane nei prossimi 20 anni

Uno studio commissionato da Fondazione Barilla rivela che a breve l’80% del cibo verrà consumato nei grandi centri urbani. Da qui la necessità di ripensare le politiche alimentari urbane.

La globalizzazione ha scelto il suo modello, e questo ha ed avrà sempre maggiori conseguenze sul cibo. Infatti entro il 2050 due persone su tre vivranno in insediamenti urbani e l’80% del cibo sarà consumato proprio nelle città. Ne è certo il report “Cibo, Città, Sostenibilità. Un tema strategico per l’Agenda 2030”. Lo studio, illustrato al Festival dello Sviluppo Sostenibile di ASviS, mostra il ruolo centrale delle città, chiamate a diventare laboratori di nuovi approcci per promuovere un sistema alimentare fondato su una gestione più sostenibile delle risorse, un accesso più equo al cibo sano e nuove forme di cittadinanza globale.

Al fine di verificare se, e come, le città italiane si stiano già impegnando per realizzare politiche alimentari urbane utili a raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu, Ipsos ha realizzato per Fondazione Barilla la prima ricerca sulle Politiche Alimentari Urbane nel nostro Paese. L’indagine evidenzia come 3 Comuni su 4 hanno una buona familiarità con gli SDG e che la quasi totalità delle città ha avviato progetti per il loro perseguimento (il 75% con iniziative attive da circa tre anni).

Sebbene il 94% delle città intervistate dichiari di aver lanciato negli ultimi anni – o di voler lanciare prossimamente – delle politiche alimentari urbane, nella maggior parte dei casi si tratta di politiche settoriali e non ancora integrate. 

Si muovono lungo i seguenti assi; consumo di prodotti di qualità locali / a km0 (42%), intervenire sulla distribuzione di cibo di qualità / a Km0 nelle mense scolastiche o comunali (27% del campione) e sulla distribuzione di generi alimentari a persone vulnerabili (18%). Le politiche urbane alimentari, a detta del campione, si dovrebbero tradurre nella promozione di diete equilibrate (tema sentito soprattutto al Centro-Sud e nei centri fino a 30.000 abitanti), nel sostegno all’agricoltura locale (20%) e in quella a basso impatto ambientale (26%), citate dalle realtà del Nord

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