Le imprese agricole perdono a vantaggio della distribuzione

Un’agricoltura che ha visto ridurre i propri utili a vantaggio della filiera della distribuzione quella fotografata dall’Ismea ed emersi nell’ultimo focus di AgrOsserva, l’osservatorio di Unoncamere e Ismea sulla congiuntura dell’agroalimentare italiano.

Un’agricoltura che ha visto ridurre i propri utili a vantaggio della filiera della distribuzione quella fotografata dall’Ismea ed emersi nell’ultimo focus di AgrOsserva, l’osservatorio di Unoncamere e Ismea sulla congiuntura dell’agroalimentare italiano.

Su 100 euro di spesa in prodotti agricoli freschi solo l’1,8 per cento al netto di salri e ammortamenti, rimane nelle tasche dei produttori. Ma il comparto è anche tra i più attenti alla sostenibilità: tra il 2008 e il 2011, nella fase delle lavorazioni industriali è stato ridotto del 23% la produzione assoluta di rifiutiAl contrario è cresciuta la quota di rifiuti avviati al riciclo.

Dalla fotografia scattata da Ismea emerge che il bilancio complessivo agricolo ed agroalimentare del 2013 è dipeso dalle avversità atmosferiche: sono 33mila le aziende scomparse in 12 mesi, con una riduzione, rispetto al 2012, del 4 per cento. Più nello specifico, dei 1oo euro di spesa in prodotti freschi, ai produttori rimangono 22,50 euro. 36 euro vanno a remunerare il commercio all’ingrosso oltre 25 euro vengono trattenuti da altri operatori coinvolti nella filiera (come i fornitori di mezzi tecnici) e 9 euro sono ricunducibili alle imposte.

Oltre 8 euro finiscono invece all’estero a causa delle importazioni. Ma i 22,50 euro che vanno in tasca a chi lavora la terra si riducono – tolti i salari e gli ammortamenti – a 1,8 euro. Questo il reddito netto delle aziende primarie. Lo stesso conteggio porta da 36 euro a 15 euro il reddito netto degli operatori del mercato. Un’agricoltura che nel corso degli anni ha visto ridurre la sua partecipazione agli utili di filiera a vantaggio degli operatori più a valle, in particolare di quelli del sistema distributivo. Ma anche un settore sempre più attento all’eco-efficienza visto che, tra il 2008 e il 2011, nella fase delle lavorazioni industriali ha ridotto del 23% la produzione assoluta di rifiuti e fatto crescere la quota di rifiuti avviati al riciclo, fino a superare il 79% di quelli prodotti.